In una piazza Statuto animata dalla determinazione, il collettivo Non Una Di Meno ha trasformato la ricorrenza dell'8 marzo in una giornata di mobilitazione politica. Le attiviste hanno chiarito fin dall'inizio che la priorità non era la celebrazione, ma la rivendicazione: "Oggi non festeggiamo, oggi è la giornata internazionale della donna che non è una giornata di festa, ma una giornata che noi chiamiamo per la lotta e le rivendicazioni", hanno affermato.
La richiesta di giustizia per Christian Guercio
Il momento più toccante della giornata è stato l'intervento di Alessia Guercio, che ha portato la propria testimonianza riguardo alla morte del fratello, Christian Guercio, suicidatosi nel dicembre scorso nel carcere di Asti: "Christian era un DJ con una passione sfrenata per i vinili, la musica... un professionista elettricista impeccabile", ha esordito la sorella. Ha poi descritto il calvario del giovane, segnato da diagnosi di ADHD e disturbo borderline, culminato nel suicidio in cella dopo un arresto avvenuto in stato di totale incoscienza per abuso di sostanze.
Alessia ha rivolto domande durissime alle istituzioni: "Perché al posto di un ricovero è stata proposta una cella di isolamento? Perché i ragazzi con problematiche comportamentali certificate vengono scaricati in un carcere anziché donar loro cure ospedaliere consone al loro stato di fragilità?". Ha poi aggiunto che il fratello è stato "punito per il semplice fatto di essere fuori dalle righe", annunciando la nascita di un comitato per chiedere verità e giustizia affinché il sistema sanitario non si mescoli alla legge in modo punitivo.
Lavoro, precarietà e il caso Konecta
La manifestazione ha dato voce anche alle lavoratrici della Konecta Asti, rappresentate da Carmela (RSU), che ha denunciato l'impatto dell'intelligenza artificiale e degli accorpamenti aziendali. "In Piemonte siamo circa 1600 dipendenti divisi in tre sedi: Torino, Asti, Ivrea. Accorpare le sedi a Torino significa per noi un pendolarismo impossibile da gestire per chi ha una famiglia e figli in età scolare", ha spiegato la lavoratrice. Carmela ha sottolineato come la scelta tra la cura della famiglia e il lavoro sia spesso obbligata, portando molte donne a rinunciare all'impiego.
Educazione affettiva e corteo finale
Un altro tema centrale è stato il bisogno di educazione sessuo-affettiva nelle scuole per contrastare la violenza di genere. È stato evidenziato come sia necessario insegnare il concetto di consenso fin dall'infanzia: "Perché educhiamo i bambini a chiedere il permesso per usare la gomma di una compagna e diventa un tabù educare al consenso per accedere al corpo delle persone?", è stato chiesto durante gli interventi.
Iniziata alle 15 con i laboratori, la giornata ha visto prevalere le istanze politiche sulla "festa". Verso le 18.30, al termine dei vari discorsi, la piazza si è mossa in un corteo che ha attraversato le vie del centro di Asti, portando le rivendicazioni del collettivo sotto gli occhi di tutta la città.

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