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Sport | 05 marzo 2026, 14:12

EDITORIALE. Paralimpiadi, il simbolo più puro dello sport: nessun eroe, ma persone che inseguono sogni

I Giochi, che si inaugureranno domani con la cerimonia all'Arena di Verona, sono ricchi di storie e speranze. Chi partecipa lo fa per sé, ma anche per chi sta a casa: associazioni e famiglie che, non ogni quattro anni ma ogni giorno, si vestono da autisti, organizzatori, sponsor, volontari e cercano spazi, considerazione, luce e opportunità. Eppure, anche qui, politica e interessi riescono a infilarsi tra le corsie e le pedane...

EDITORIALE. Paralimpiadi, il simbolo più puro dello sport: nessun eroe, ma persone che inseguono sogni

Lo spettacolo unico delle Paralimpiadi si presenta puntuale, ricco di storie e sogni, distribuito tra la Lombardia, il Veneto e il Trentino Alto Adige con le sue gare di sci alpino, sci di fondo, curling, biathlon, hockey su ghiaccio e snowboard. Unico per quello che ogni volta sa raccontare e insegnare, unico per regole e caratteristiche degli atleti, unico per come sa contagiare chi per diversi motivi e in diverse condizioni crede di non poter avere o aver perso il comando della propria vita.

Quella distribuita nelle diverse sedi è l’Italia Paralimpica Invernale più numerosa di sempre: 5 donne e 37 uomini, più le 3 guide dello sci alpino. 12 gli esordienti ai quali si aggiungono il neo presidente del Comitato Paralimpico Giunio De Sanctis e il neo segretario generale, varesino, Simone Rasetti.  

L’azzurro più giovane è il ventunenne bergamasco, tesserato Polha Varese, Davide Epis dello snowboard, mentre la veterana è Angela Menardi del curling, classe 1964, alla sua terza paralimpiade invernale. Il sempre presente da Torino 2006 è invece il torinese Gianluca Cavaliere, colonna dell’hockey su ghiaccio. 

Varese è rappresentata da Alessandro Andreoni nell’hockey su ghiaccio. In squadra con lui anche altri tre giocatori della Polha Varese: Santino Stillitano, Roberto Radice e Gabriele Lanza. 

Ma la società della presidentessa Daniela Colonna Preti gioca i suoi assi anche nello snowboard: Riccardo Cardani, Jacopo Luchini, Emanuel Perathoner e il già citato Davide Epis.

Non un mondo a parte, nessun eroe, prima di tutto persone. Atleti di 56 Paesi arrivati fin qui per merito, a fronte di un impegno totale, inseguendo un sogno che per la stragrande maggioranza del movimento paralimpico resta tale. Chi gareggia lo fa anche per chi sta a casa. Per associazioni e famiglie che, non ogni quattro anni ma ogni giorno, si vestono da autisti, organizzatori, sponsor, volontari. Cercano spazi, considerazione, luce, ogni opportunità per avvicinare alla pratica sportiva i giovani con ogni disabilità. 

Questi giorni sono tutti per loro. Giorni, spazio e luce che meritano e che non devono essere ridotti o sporcati da tutto il peggio che sta succedendo nel mondo.

Le Paralimpiadi sono il simbolo più puro dello sport: persone capaci di dimostrare al mondo come trasformare una difficoltà in forza.  

Eppure, anche qui, politica e interessi riescono a infilarsi tra le corsie e le pedane. Quando le gare vengono distribuite in sedi lontane tra loro per convenienza economica e quando governi impediscono ai propri atleti di condividere la stessa cerimonia inaugurale per ragioni politiche, il messaggio dello sport diventa debole. 

Gli atleti continuano a dare lezioni di coraggio e dignità. Chi organizza e governa continua a mortificare la potenzialità dello sport di educare e unire. 

Roberto Bof

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