Rubare qualcosa che si detiene è furto o è appropriazione indebita? È questa la domanda a cui la Corte d'Appello di Torino risponderà tra poco, dopo l'annullamento con rinvio da parte della Cassazione per l'indagine del Tenda-Bis.
Stamane, mercoledì 4 marzo, al Palazzo di Giustizia "Bruno Caccia" di Torino, si è infatti celebrata l’udienza di secondo grado dopo la ritrasmissione degli atti da parte della Corte di Cassazione per la riqualifica dei fatti contestati.
Per il giudice cuneese Sandro Cavallo, che aveva presieduto il processo di primo grado, quelle sparizioni di materiale dal cantiere avevano configurato il reato di furto, mentre per i giudici della Corte d'Appello di Torino si era trattato di appropriazione indebita. Ed è proprio questa ultima pronuncia a essere stata annullata dalla Corte di Cassazione a gennaio del 2025. Il Comune di Limone Piemonte e l'Anas potranno avanzare richieste di risarcimento.
L’accusa, sostenuta dall’avvocato generale dello Stato Giancarlo Avenati Bassi, ha chiesto ai giudici di confermare l’impianto accusatorio come come nato dall’inchiesta e di confermare in toto la sentenza emessa dal tribunale di Cuneo.
Ad avvallare quanto sostenuto dalla Procura generale, anche il difensore del Comune di Limone Piemonte, che ha chiesto la conferma della provvisioanle pari a 100mila euro. Ad aver avanzato una richiesta per risarcimento danno di immagine e quantificato in 20mila euro, è stato l'avvocato dell'Anas.
Di diverso avviso, invece, la difesa del direttore tecnico del cantiere, l’avvocato De Carlo che ha sostenuto si tratti invece di appropriazione indebita. Ad associarsi, anche i legali degli altri quattro imputati. Le richieste formulate mirano, quindi, a riconfermare quanto già affermato in scendo grado. Quella sentenza assolutoria pronunciata nel maggio 2024 aveva infatti demolito l’impianto accusatorio di un’inchiesta che, zoppicante, era riuscita a tagliare il traguardo prima della maturazione di tutti i termini della prescrizione.
La vicenda prese avvio nel maggio del 2017 con il sequestro del cantiere di Limonetto. La Guardia di Finanza di Cuneo, ricevute alcune segnalazioni che riguardavano una presunta rivendita di gasolio e materiali da costruzione da parte di alcuni addetti della ditta appaltatrice per il raddoppio della galleria Tenda, iniziò una corposa indagine investigativa. Attraverso intercettazioni, pedinamenti e perquisizioni, si apprese che le centine inutilizzate sarebbero state rivendute una volta scaricate nel cantiere di Limone Piemonte. Sugli atti di indagine, stando ai soli carichi tracciati dalla GdF, si sarebbe trattato di una rivendita, dunque di un ammanco di circa 212 tonnellate di materiali ferrosi, con un guadagno che ammonta a 23mila euro approssimativamente.
Per il tribunale di secondo grado quei materiali ferrosi, essendo già nella disponibilità della ditta, non potevano essere rubati. Al massimo, “indebitamente presi”. Da qui la diversa pronuncia e il clamoroso goal per le difese: l’appropriazione indebita è procedibile solo con querela di parte, che mancò.



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