In questi giorni, sul nostro giornale, abbiamo affrontato a più riprese il delicato tema della sicurezza e del crescente degrado che affligge il centro storico, raccogliendo il comprensibile esasperato sfogo dei residenti e dei commercianti di via Cavour, recentemente colpiti da una scia di preoccupanti episodi criminosi. Eppure, a pochi passi di distanza da queste vetrine infrante, esiste un altro luogo che incarna perfettamente il senso di abbandono percepito da chi vive la città: il sottopasso pedonale della stazione ferroviaria.
La riqualificazione tradita
Il tunnel che collega piazza Marconi proprio alla zona di via Cavour è da tempo l'emblema di una battaglia che sembra impossibile da vincere: quella contro l'inciviltà e il vandalismo gratuito. Nonostante i ripetuti e lodevoli tentativi di riqualificazione portati avanti in passato per restituire decoro a questo importante snodo pedonale, lo stato attuale dei luoghi è a dir poco indecoroso. I pannelli bianchi che avrebbero dovuto garantire ordine e pulizia sono stati sistematicamente presi d'assalto e trasformati in una confusa lavagna per scritte, insulti, tag e disegni di ogni genere.
Quell'insulto sessista (con strafalcione)
Camminando lungo il corridoio, l'occhio cade inevitabilmente su una giungla di messaggi tracciati con pennarelli e bombolette spray. Si va dalle dichiarazioni d'amore adolescenziali a confuse frasi pseudo-filosofiche, fino ad arrivare a simboli e firme incomprensibili.

Tuttavia, proprio in questi giorni in cui anche Asti si prepara a celebrare la Giornata internazionale dei diritti della donna con mostre e dibattiti (come l'esposizione "Com'eri vestita?" appena inaugurata al Cardinal Massaia), a fare maggiormente ribrezzo è una scritta in particolare. Su uno dei pannelli, la parola "uomo" (scritta tra l'altro con un inaccettabile e grossolano apostrofo: un'uomo) è stata brutalmente cancellata con un tratto rosso per fare spazio alla dicitura "donna puttana", vergata a caratteri cubitali neri proprio sotto lo strafalcione grammaticale.
Un insulto gratuito e sessista che, unito all'ignoranza di chi lo ha concepito, rappresenta la sintesi perfetta del livello di degrado non solo urbano, ma anche culturale e sociale, che purtroppo continua a trovare libero sfogo in luoghi fruiti da tutti.





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