Il centrodestra varesino si ritrova, si conta, si confronta, ma non scioglie il nodo principale. Questa mattina, sabato 28 febbraio, al Teatro Gianni Santuccio di via Sacco la convention dal titolo “Varese bella, vivibile, sicura, attrattiva. Per dare voce alla città” ha segnato una tappa interlocutoria nel percorso verso le elezioni amministrative del 2027. Una mattinata partecipata, scandita da interventi politici e testimonianze dal territorio, ma ancora fortemente concentrata sugli addetti ai lavori, su militanti e amministratori già allineati, mentre resta aperta la questione decisiva: il nome del candidato sindaco.
I temi, sicurezza e vivibilità, sono condivisi e rappresentano il terreno comune su cui Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Lombardia Ideale e Noi Moderati stanno costruendo l’architettura programmatica. Tuttavia, il progetto politico attende ancora il suo volto.
Il richiamo di Fontana: «Serve un candidato, subito»
Ad aprire i lavori, dopo i saluti del conduttore Enrico Castelli e dei segretari cittadini delle cinque forze politiche, è stata l’intervista al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Il suo intervento è stato, insieme a quello di Andrea Delmastro, uno dei momenti più politici della giornata.
Fontana non ha nascosto la sua preoccupazione per i tempi della coalizione. «La gente vuole sapere chi è il candidato sindaco. Vuole un volto. La gente ha bisogno di guardare negli occhi il candidato sindaco. Il candidato è quello che deve presentare il programma della legislatura alla città. Avremmo già dovuto decidere oggi», ha affermato con chiarezza.
Un richiamo diretto alla responsabilità politica, accompagnato da una provocazione che ha scatenato un forte applauso dalla platea: «Se perdiamo un’altra volta io cambio residenza». Una battuta, ma anche un ammonimento per una coalizione che negli ultimi anni ha visto Varese restare nelle mani del centrosinistra.
Entrando nel merito dei contenuti, Fontana ha indicato alcune priorità concrete: dalla revisione del piano delle piste ciclabili a un grande progetto di recupero del verde urbano, per restituire a Varese il ruolo di Città Giardino, fino alla necessità di rilanciare il piano delle opere pubbliche. «Dobbiamo far sì che la gente si entusiasmi attorno alle idee e al programma. Quando si perde, si perde per propria colpa», ha concluso.
Sicurezza, tra baby gang e presidio del territorio
È stato affrontato il tema della sicurezza urbana, con la partecipazione di rappresentanti delle forze dell’ordine, associazioni e operatori del territorio. Sul palco si sono alternati Paolo Macchi di Lampi Blu, Alex Conte del sindacato di polizia locale SULPM, Laura Ponzin del controllo di vicinato di Bobbiate, il deputato Stefano Candiani, Andrea Menegotto dei City Angels e un rappresentante del mondo del commercio.
Dal confronto è emersa una fotografia complessa, fatta di criticità concentrate in alcune aree simboliche della città, come le stazioni ferroviarie, piazza Repubblica e via Como, ma anche di fenomeni più diffusi, come i furti nelle abitazioni e il disagio giovanile che talvolta sfocia nelle baby gang.
Il controllo di vicinato è stato indicato come uno degli strumenti più efficaci di prevenzione, insieme al rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine e alla necessità di intervenire sulle cause sociali del disagio.
Delmastro show
Il momento centrale della mattinata è stato senza dubbio l’intervento del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Un intervento che ha travalicato i confini locali per collocarsi su un piano nazionale, intrecciando la riforma della giustizia con il futuro politico del Paese e, indirettamente, anche con le prospettive amministrative di Varese.
Delmastro ha definito la riforma «costituzionalmente obbligata», sottolineando la necessità della separazione delle carriere per garantire l’imparzialità del giudice. «Il giudice deve essere terzo rispetto alle posizioni di accusa e difesa», ha spiegato, denunciando l’esistenza di una magistratura condizionata dalle correnti interne.
Il sottosegretario ha rivendicato l’obiettivo di restituire autonomia e dignità alla funzione giudiziaria. «Voglio consegnare ai miei figli un Paese dove i magistrati sono come Falcone e Borsellino», ha affermato, richiamando i simboli della lotta alla mafia come modello etico e istituzionale.
Nel suo intervento, Delmastro ha anche lanciato un messaggio che ha trovato una particolare risonanza nel contesto locale: «Varese è la provincia profonda che produce, che dà allo Stato ma che non riceve indietro nulla». Un’affermazione che ha intercettato il sentimento di una parte del tessuto economico e sociale del territorio, rafforzando il legame tra il dibattito nazionale e la dimensione locale.
Il referendum sulla giustizia, ha aggiunto, rappresenterà uno spartiacque politico: «Se vince il Sì abbiamo le premesse per cambiare l’Italia. È una battaglia per la libertà». Un risultato che, secondo molti osservatori, potrebbe riflettersi anche sugli equilibri delle future elezioni amministrative.
Vivibilità, tra welfare, casa e giovani
La seconda parte della convention è stata dedicata al tema della vivibilità, con un confronto tra rappresentanti del terzo settore, dell’urbanistica e delle istituzioni.
Angela Ascoli della Fondazione Ascoli ha richiamato l’importanza dell’assistenza ai minori oncologici, mentre Andrea Benzoni del Banco Alimentare Nonsolopane ha sottolineato il ruolo crescente del sostegno alimentare in una fase di difficoltà economica per molte famiglie.
Sul tema della casa, Stefano Cavallin, presidente di Aler Varese, ha evidenziato che sul territorio comunale sono stati assegnati 1.592 alloggi, pari all’86,28% del patrimonio disponibile, per un totale di circa 2.900 inquilini, mentre resta ancora significativa la quota di immobili comunali non assegnati superiore al 30%.
Il disagio giovanile è stato affrontato da Filippo Maroni, che ha raccontato storie di fragilità ma anche di riscatto, chiedendo la creazione di nuovi spazi di aggregazione per i ragazzi. L’urbanista Alberto Mazzucchelli ha invece posto l’accento sulla necessità di recuperare una visione coerente dello sviluppo urbano, mentre il consigliere regionale Emanuele Monti ha criticato l’attuale amministrazione per la gestione della sanità e dei servizi sociali.
Coalizione unita, ma la sfida è ancora aperta
A chiudere i lavori, i segretari cittadini delle cinque forze politiche hanno ribadito l’obiettivo comune di conquistare la guida della città nel 2027. Enrico Argentiero ha parlato di «appunti di riflessione» che dovranno tradursi in un progetto politico concreto, mentre Marco Bordonaro ha richiamato la necessità di ricostruire una comunità coesa.
Raffaele Cattaneo ha sintetizzato lo spirito della giornata: «Il centrodestra a Varese c’è, si presenta unito e coeso, ed è pronto a governare la città. Il nostro obiettivo è vincere le elezioni del 2027». Salvatore Leggio ha indicato nell’astensionismo il principale avversario politico, mentre Leslie Mulas ha denunciato la desertificazione giovanile della città.
La convention si è chiusa così, con una coalizione compatta sui contenuti ma ancora in attesa della decisione più importante. Perché le idee, da sole, non bastano e il centrodestra è chiamato a trovare il volto che dovrà presentarle ai cittadini.









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