Attimi di paura a Dubai per la delegazione della MA Acqua S.Bernardo Cuneo, impegnata negli Emirati Arabi Uniti per il NAS Sport Tournament insieme all'altra formazione italiana di SuperLega, Cisterna. Nessuna conseguenza per giocatori e staff, ma la serata tra sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo ha fatto vivere attimi di tensione.
Intorno alle 22.15 ora italiana (l’1.15 locali) sui telefoni dei componenti della squadra è arrivato un allarme con suono prolungato che segnalava un possibile attacco missilistico, con l’invito ad allontanarsi dalle finestre e a raggiungere le zone protette dell’albergo.
A raccontare quanto accaduto è l’allenatore di Cuneo, Matteo Battocchio. "C’è stato un allarme, siamo scesi tutti giù di corsa, tutti i clienti dell’albergo – spiega il tecnico –. Sembra fosse un allarme antimissili, pare che abbia intercettato missili diretti a Doha. Dopo un’oretta siamo tornati su, cercando di dormire un po’".

(Il messaggio di allarme arrivato sui telefoni cellulari)
La giornata era iniziata in tutt’altro modo. Sabato era giorno libero dal torneo e staff e giocatori ne avevano approfittato per qualche ora di relax. "Sostanzialmente oggi era giornata libera, quindi nel pomeriggio con preparatore e fisio siamo andati in spiaggia, a Kite Beach. A un certo punto, mentre facevamo il bagno, sentiamo due colpetti, guardiamo su e vediamo delle nuvolette piccole. Poi abbiamo capito che erano le prime intercettazioni di droni. Però erano in alto, non si è vista nessuna scia".
Dal mare al tramonto sull’isola della Palma. "Volevamo andare a vedere il tramonto, così abbiamo preso un taxi e siamo andati sull’isola. Ci fermiamo cento metri dopo un albergo, il sole era già sceso e stavamo pensando di mangiare qualcosa e tornare indietro".
È lì che la situazione cambia improvvisamente. "A un certo punto sentiamo un botto molto forte, la gente si è paralizzata. Poco dopo un altro botto e la gente ha iniziato a correre impazzita. Ci siamo guardati: 'Ok, torniamo indietro'".

(Il punto deove è avvenuto l'attacco)
Usciti dall’area, lo scenario è surreale: "Dall’altra parte della strada c’era una colonna di fumo che sembrava uscire da un palazzo. All’inizio abbiamo pensato: “Magari è scoppiata una caldaia”. Poi ci affacciamo e vediamo fiamme gigantesche all’ingresso di un albergo, sembrava un minivan in fiamme".
Il dubbio si fa strada mentre nel cielo si accende la difesa contraerea. "Abbiamo detto: “Ma no, figurati se è un missile sui civili”. Però in quel momento vediamo la contraerea in azione, scie arancioni nel cielo. Allora partiamo decisi per tornare indietro".
La tensione sale ancora: "Proprio mentre passiamo davanti all’albergo sentiamo colpi come di pistola. Lì ci siamo spaventati. Poi abbiamo capito che erano i vetri che esplodevano per il calore".
Solo più tardi arriva una possibile spiegazione: "Abbiamo visto che era un pezzo di missile caduto lì. Probabilmente le due esplosioni erano il missile e la macchina che saltava in aria, ma non lo sappiamo con certezza".
La scelta è immediata: allontanarsi dalla zona dei grandi resort. "Il ragionamento è stato: se vogliono colpire qualcosa di americano, colpiscono qui a Dubai Marina. Ho detto: 'Leviamoci subito da qua'"».
Dopo la corsa lungo la Palma e il rientro “sulla terraferma”, il gruppo ha atteso un taxi per tornare in albergo. "Per fortuna è durato molto poco. Poi siamo rientrati. Solo dopo ci siamo resi conto che un frammento di missile è caduto lì. Se fosse caduto cento metri più in là, ci sarebbe andata molto male".
La paura resta, ma senza conseguenze fisiche per la squadra piemontese. Un pomeriggio difficile da dimenticare.



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