Dal 22 maggio al 31 ottobre 2026 il Musée des Beaux-Arts de Draguignan dedica una grande mostra a uno dei paesaggi simbolo della Costa Azzurra.
“Les roches rouges. Éclosion artistique dans l’Estérel à l’aube du XXe siècle” propone una rilettura inedita del massiccio dell’Estérel, luogo che tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento attirò una vera e propria colonia di artisti.
Attraverso circa cinquanta opere tra dipinti, lavori grafici e documenti d’archivio, l’esposizione restituisce il ruolo dell’Estérel come laboratorio delle sperimentazioni postimpressioniste: dal pointillisme al fauvismo, fino alla sensibilità nabi.
Eugène Fromentin, Cannes, les allées, 1852, aquarelle sur carton, 28,5 x 47,5 cm, Musée des explorations du monde, Cannes, inv. N° 19990.33.1 © photo C. Germain
A lungo percepito come territorio impervio, il massiccio cambia volto con l’arrivo della ferrovia Paris-Lyon-Méditerranée negli anni Sessanta dell’Ottocento e con la costruzione della Corniche d’Or nel 1903, diventando meta privilegiata di viaggiatori e intellettuali, celebrato anche da Guy de Maupassant.
Il percorso si articola in cinque sezioni. Si apre con un “gabinetto di geografia” che, tra mappe, cartoline e manifesti, racconta l’ascesa turistica del territorio.
Segue un focus sugli itinerari degli artisti e sui punti di vista prediletti – dal litorale alle rocce interne, come nelle vedute in plongée di Lucien Lévy-Dhurmer, che invitano lo spettatore a condividere lo sguardo dell’autore.

Jean-Baptiste Armand Guillaumin, Les Rochers rouges, 1896,lithographie imprimée en 6 couleurs, épreuve d’essai avant la réd ction du sujet, 39 x 58,9 cm, collection Gilles Kraemer © Jean-Louis Losi
Ampio spazio è dedicato alla serialità: molti pittori tornano sugli stessi motivi per esplorare variazioni di luce e colore. È il caso di Henri-Edmond Cross e Jean-Baptiste Armand Guillaumin, che trasformano le rocce rosse in campo di ricerca cromatica.
Una sezione centrale presenta i “ritratti di rocce”, dove l’elemento minerale diventa protagonista assoluto, mentre la figura umana compare raramente. Quando presente, come nelle opere di Louis Valtat o Ker-Xavier Roussel, dialoga con il paesaggio in chiave simbolica o mitica.
La mostra intreccia storia dell’arte, geografia e memoria del territorio, rilanciando l’Estérel tra i luoghi emblematici della modernità pittorica e aprendo una riflessione attuale sulla tutela del paesaggio e sul turismo sostenibile.















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