C’è un momento, ogni primavera, in cui Saint-Tropez smette di essere soltanto cartolina mediterranea e diventa un grande palcoscenico del gusto.
Succede quando le vie si riempiono di profumi di erbe fresche, di pane appena sfornato, di agrumi e di mare. Quando le mani che coltivano, allevano, raccolgono e trasformano incontrano quelle che cucinano.
Dal 2 al 4 maggio 2026 torna la grande festa che unisce chef, produttori e artigiani in un racconto collettivo fatto di tradizioni, visioni e futuro. Non solo un evento gastronomico, ma un viaggio dentro l’anima di un territorio.
A guidare questa edizione sarà lo chef tristellato Mauro Colagreco, padrino della manifestazione e interprete di una cucina che guarda alla natura come bussola.
La sua presenza non è solo simbolica: è il segno di una filosofia condivisa, quella che mette al centro la terra, la biodiversità e chi la lavora ogni giorno.

Il mercato come racconto umano
Passeggiare tra gli stand significa entrare in decine di storie diverse. C’è chi coltiva ortaggi seguendo i ritmi della luna, chi lavora la ceramica come si faceva un secolo fa, chi alleva con metodi tradizionali resistendo alla logica industriale.
Accanto al mercato, le piazze diventano teatro: coltelli che tagliano veloci, padelle che sfrigolano, chef che si sfidano tra ironia e tecnica. Le “battle” culinarie non sono solo spettacolo, ma un modo per trasmettere saperi e tradizioni davanti al pubblico.
Il gusto come cultura e responsabilità
Tra degustazioni, conferenze e incontri, il tema che attraversa tutto l’evento è chiaro: il cibo non è solo piacere, è scelta culturale. Sostenibilità, rispetto della biodiversità e filiere corte diventano parole concrete, raccontate da chi lavora la terra e da chi la porta in tavola.

Non mancano i momenti simbolici: il pranzo solidale a sostegno del mondo agricolo in difficoltà, la pétanque tra chef e produttori, le serate conviviali dove la gastronomia torna a essere linguaggio universale.
La dolce identità della città
Tra i momenti più attesi c’è il concorso dedicato alla celebre Tarte Tropézienne, icona dolciaria locale diventata simbolo internazionale. La competizione 2026 sarà presieduta dal pastry chef Christophe Michalak e rende omaggio a un dolce entrato nell’immaginario collettivo anche grazie al legame storico con Brigitte Bardot.
Una festa che guarda al futuro
L’obiettivo va oltre l’evento: educare le nuove generazioni, creare vocazioni, ricostruire il legame tra chi produce e chi consuma. Perché, come ricordano spesso gli chef coinvolti, ogni piatto nasce prima nella terra che in cucina.
E mentre il sole cala sul porto, tra calici alzati e tavolate condivise, resta la sensazione che questa non sia solo una festa del gusto. È una dichiarazione d’amore verso un modo di vivere il cibo più lento, più consapevole, più umano.










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