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Politica | 02 febbraio 2026, 10:54

Ordine pubblico, banca e lavoro: la linea di Ebarnabo tra Torino e Asti [INTERVISTA]

Il consigliere di Fratelli d’Italia analizza i fatti di Askatasuna e 'blinda' la Cassa di Risparmio: “Nessun obbligo di vendita, difendiamo i nostri sportelli”. Focus su crisi industriale e infrastrutture

Ordine pubblico, banca e lavoro: la linea di Ebarnabo tra Torino e Asti [INTERVISTA]

Dalle immagini della guerriglia urbana a Torino fino agli sportelli bancari della provincia che rischiano di chiudere. Il filo rosso che lega l'attività politica di Sergio Ebarnabo in queste settimane è la difesa del presidio: che sia quello fisico delle forze dell'ordine nelle piazze o quello economico degli istituti di credito nei piccoli centri.

Il consigliere regionale di Fratelli d'Italia non usa mezzi termini per commentare i recenti disordini legati al centro sociale Askatasuna, invocando un cambio di passo nella catena di comando e nelle regole d'ingaggio per chi indossa una divisa.

Ma la partita si gioca anche in casa, su dossier delicatissimi per l'Astigiano.
Il primo è quello della Banca di Asti. Ebarnabo smonta la narrazione dell'ineluttabilità della vendita a grandi gruppi, citando la natura volontaria dell'adesione all'Acri e paventando il rischio di una desertificazione dei servizi che trasformerebbe correntisti e imprese in semplici numeri.

Sul fronte occupazionale, il focus resta sulla vertenza Konecta e altri call center, specchio di un settore in rapida trasformazione tecnologica, dove lo spostamento di sede su Torino rischia di tradursi in un taglio del personale mascherato. Infine, lo sguardo alle infrastrutture: senza il completamento della tangenziale a sud-ovest e collegamenti veloci verso la Liguria, il territorio rischia l'isolamento logistico.
 

L'intervista

Abbiamo visto delle immagini veramente terribili a Torino nei giorni scorsi dopo un corteo pacifico. Qual è il commento in merito, anche alla luce delle reazioni della politica in questi giorni?

Io ritengo che occorra rivedere la catena di comando. Non si possono neanche mandare degli agenti di polizia allo sbaraglio in quella maniera, dove magari si trovano di fronte a 10-15 terroristi alterati, animati dalla voglia di esprimersi con pietre, martelli eccetera. C'è qualcosa, a mio avviso, che non ha funzionato nell'ambito di quella che era l'indicazione di poter determinare un ordine pubblico su Torino, questo sicuramente.

Come si muovono le istituzioni?

La Regione Piemonte e il Comune di Torino ci provano: adesso che queste persone arrestate saranno portate in tribunale, ci sarà anche un'azione giudiziaria da parte degli enti. Però bisogna difendere chi difende i nostri valori e chi difende l'ordine pubblico e, a mio avviso, bisogna rivedere quelle che sono le regole d'ingaggio di queste persone per far sì che loro si sentano anche più sicuri di fare il loro dovere. Mi sembra che bisogna agire su quella cosa lì.
Poi anche i giudici e i magistrati dovranno fare la loro parte accompagnando il Governo in quest'azione dove c'è una leva stringente sull'ordine pubblico.

La partita della Banca di Asti

Veniamo a casa nostra. Lei ha ribadito la necessità di mantenere la governance di Banca di Asti in mani locali. Ci sono novità? Quali sono i rischi reali che corre il territorio?

Novità non ne conosco in questo momento. In ogni caso chi di dovere avrà l'obbligo nel giro di 20 giorni di rideterminare o rinnovare i nuovi assetti della banca, perché sta al CdA della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti stilare la lista dei consiglieri del CdA della banca, compreso anche l'amministratore delegato e il presidente della banca stessa.
Cosa mi limito ad esprimere? Non voglio neanche condizionare quelle scelte, ma assolutamente la banca non deve essere venduta ad un grande gruppo, neanche parzialmente, perché si mettono a rischio non solo i 2500 posti di lavoro. Oggi mi sembra che insieme all'Asl siano le uniche realtà che danno lavoro in queste condizioni numeriche.
C'è poi il problema di un'eventuale desertificazione delle filiali nell'ambito della provincia di Asti e non solo. Noi abbiamo circa più di 200 filiali come Cassa di Risparmio, poi ci sono le agenzie territoriali sul Comune di Asti che si assommano. Abbiamo visto per esempio ad Alessandria che esisteva la Banca di Alessandria che non esiste più, è stata assorbita e per fare quadrare il bilancio si sa che magari, assumendo la governance della banca, non sarà più ad Asti e questi gruppi devono dimezzare quelle che sono le filiali per fare quadrare il bilancio.

C'è poi il tema del rapporto con il cliente

Sì, c'è anche una questione di rapporto: è una banca che è da decine di anni sul territorio. I correntisti, i piccoli imprenditori, le famiglie si guardano in faccia, conoscono storicamente i direttori delle agenzie, delle filiali.
Se dovesse accadere, nella peggiore delle ipotesi, la vendita a un spa, con chi dice di avere le ragioni perché bisogna aumentare quello che è il valore delle azioni subitamente, magari può succedere. Però il disastro è anche che i piccoli imprenditori e le famiglie non avranno più di fronte una persona, ma avranno di fronte un computer. Come quando vai in una grande banca, dove tu non sei più una persona, ma sei un numero. Ritengo che in questa condizione economica e finanziaria le cose non dovrebbero essere avventate.
Ovviamente le azioni possono crescere e scendere, però il peso degli effetti negativi sarebbe dal mio punto di vista molto più ampio e pesante per il territorio rispetto a ciò che percentualmente possono incassare gli intermediari.

Si è parlato spesso di un obbligo di dismissione delle quote legato ad accordi nazionali...

Il punto di partenza è stato conclamato più volte: che c'era l'obbligo di smettere le quote perché questo famoso accordo Acri-Mef (Ministero dell'Economia) lo imponeva a rigore di mezzo. Non è così. L'Acri è un patronato/sindacato che raggruppa fondazioni di banche che volontariamente si iscrivono all'Acri. Per esempio la Fondazione Banca di Saluzzo non è iscritta, la Banca di Roma, che è la più grande, non è iscritta. L'Acri, per rivalutare se stessa, ha impostato da diversi anni un carteggio con i ministeri ed esprime delle mere indicazioni che non sono legge e che non sono obbligatorie, quindi nessuno obbliga la Fondazione della Banca di Asti a dismettere le azioni.

Lavoro e infrastrutture

La crisi Konecta  e altri call center ha mobilitato tutta la provincia. Come lavora il Consiglio regionale per garantire che i posti di lavoro ad Asti non vengano dispersi?

Ero presente al presidio  di Torino, in Regione, ma non ho voluto non partecipare al tavolo dei consiglieri regionali, ho preferito ascoltare il grido di dolore che arriva dai dipendenti della Konecta con i loro rappresentanti sindacali.
Purtroppo quel settore è destinato a poco per volta a depauperarsi, perché soltanto dieci anni fa per gli accrediti bancari, i depositi, i prelievi bisognava andare in filiale, oggi si fa tutto via internet. Il paragone potrebbe essere quando entravamo in autostrada e davi le monetine a chi ti strappava il biglietto: adesso non esiste più questa cosa ed è tutta automatizzata. La stessa cosa , purtroppo creerà un depauperamento di questo servizio

La Regione cosa può fare concretamente?

Credo che la Regione Piemonte, più che fare delle pressioni di carattere istituzionale, non possa fare molto perché poi lì è una ditta privata che opera queste scelte. Lo dimostra il fatto che una settimana fa ci doveva essere questo incontro con la Regione e la ditta non si è neanche presentata, perché loro non hanno annunciato il licenziamento, hanno annunciato lo spostamento.
Poi si può pensare che sia una manovra per far sì che una grossa parte di questi dipendenti rinunci ad andare a Torino. Chi assume come stipendio un netto di 600 o 800 euro al mese, poi deve considerare spostarsi tutti i giorni a Torino e tornare a casa. Non esiste questo tipo di discorso
Se viene accettata una certa sensibilità da parte dell'azienda nei confronti delle istituzioni, nella migliore delle ipotesi ci potrebbe anche essere una proroga, a mio avviso, per andare a determinare queste cose, però è un problema che rimane e rimarrà sicuramente nel futuro.

Asti è snodo cruciale tra Piemonte e il mare. Lei ha spinto per nuove bretelle autostradali: come si inserisce questa visione nel rilancio del territorio?

Noi sull'Astigiano non abbiamo né laghi né montagne: è importante che ci sia la logistica veloce tra la Liguria, la Lombardia e l'Oltralpe per andare in Francia. Il trasporto e la viabilità sono essenziali per poter innervare il nostro territorio, sia con il trasporto merci che sia con l'arrivo e la ripartenza dei turisti, questo è essenziale. Al di là di questo, spero tanto che su Asti si possa poi determinare la cantierabilità di questa tangenziale a sud-ovest dove è più di vent'anni che tutti sono d'accordo per andarla a realizzare, ma poi nella realtà dei fatti o non ci sono soldi o c'è la difficoltà di mettere insieme il gestore e fare pagare a loro questa tangenziale. Ecco questo è importante perché Asti soffre in determinate ore di questo traffico, di questo intasamento dovuto al fatto che a sud ovest non abbiamo questa tangenziale che è presente in tutte le altre città e gli altri capoluoghi.

Betty Martinelli

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