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Sport | 29 gennaio 2026, 08:00

Da Brenna, memoria di una Varese antica ma sempre attuale. Tra un cannoncino, un gelato e un cammello che va a ruba

VARESE DALLA VETRINA/59 - Viaggio al centro della dolcezza e di un'istituzione commerciale varesina, a Biumo dal 1949. Tutto ciò che è iniziato con gli "sposini" Adele e Ettore, al numero 1 di via Garibaldi, oggi continua con il figlio Luigi e i nipoti Valentina e Andrea: «Siamo una famiglia di pasticceri, produciamo tutto noi in laboratorio e in futuro vorremmo diventare anche cioccolateria». La clientela è affezionata ai piccoli piaceri della vita che Brenna simboleggia: «Quando il locale è rimasto chiuso per i lavori di rinnovo, ci sono arrivate decine di mail di persone terrorizzate che chiudessimo per sempre»

Da Brenna, memoria di una Varese antica ma sempre attuale. Tra un cannoncino, un gelato e un cammello che va a ruba

Incomincio questo articolo con un ricordo personale, quello di una gentile commessa di confetteria che il sabato mattina mi regalava sempre una caramella “Rossana” o un “fruttino” di zucchero, di solito quello a forma di carota o di pera, mentre papà acquistava gli amati “Charms” Alemagna, prima di passare al Regina a giocare alla Sisal. Nella mia memoria, quel bambino quattrenne che allunga la manina per prendere il bonbon –a volte la “Nougatine” Talmone, una sciccheria- si associa alla figura robusta della signorina Lina, anima del Brenna di via Vittorio Veneto, nei primi anni ’60, quando Varese e i negozi a gestione familiare erano tutt’uno.

Quel Brenna chiuse i battenti nel 1972, per il rincaro degli affitti, ma già l’attività era formata a Biumo, fin dal 1949, data del matrimonio tra Adele Brenna ed Ettore Cardani, con la madre di Adele, Teresa Tibiletti, titolare dalla fine dell’800 di una pasticceria in corso Matteotti, mentre lo zio Arturo in tempo di guerra aveva una confetteria in piazza della Repubblica.

Oggi la pasticceria e gelateria Brenna di piazza XXVI Maggio 14 a Biumo, è una realtà consolidata, un punto di ristoro tramandato di generazione in generazione, e oggi gestito dai fratelli Valentina e Andrea Cardani, figli di Luigi, pasticcere, e nipoti di Adele ed Ettore. Lo zio Giuseppe, invece, con la moglie Dolly, la “signora del cioccolato”, hanno dato una mano in caffetteria fino a poco tempo fa, e anche la leggendaria signorina Lina (Bignami) ha aiutato alla cassa fino agli 80 anni, diventata ormai una persona di casa.

«Siamo una famiglia di pasticceri, mio nonno tra l’altro era zio degli Alzati, papà e suo fratello gemello aprirono questo nuovo negozio nel 1986, trasferendosi dal vecchio che era qui di fronte, poi nel 1991 lo hanno ampliato, strutturandolo come è oggi, con 40 posti a sedere all’interno e 30 all’esterno. Io e Andrea lo gestiamo dal febbraio dello scorso anno, lui segue il bar e i clienti e io sono pasticcera, dopo aver seguito il corso di gelateria da Carpignani e altri corsi di pasticceria moderna, anche se l’imprinting me lo ha fornito mio padre Luigi. Mio nonno Ettore, tra l’altro, fu tra i primi a Varese a fare il gelato, prima aveva incominciato vendendo i coni con la panna», spiega Valentina Cardani.

Da Brenna lavorano otto persone, al bar gelateria oltre ad Andrea ci sono Cristina, Sara e Francesca, mentre in laboratorio Alessandro aiuta Valentina e Luigi.

«In via Vittorio Veneto vendevamo caramelle e cioccolatini, confetti e qualche dolce che ci forniva la pasticceria Canavesi, oltre ai panettoni Alemagna, trainati dalla pubblicità televisiva con Lia Zoppelli ed Enrico Viarisio. Allora, parliamo dei primi anni ’60, mio padre Ettore non aveva l’automobile, perciò portavamo la merce da vendere, che arrivava qui a Biumo, nel negozio di via Vittorio Veneto con un carretto a mano che ci prestava la signora Podini, consorte di uno straccivendolo», aggiunge Luigi Cardani.

Da Brenna si trovano i dolci della tradizione classica, dalla torta “Diplomatica” alla “Saint Honoré”, le crostate e la “Quattro Stagioni”, “Belle Hélène” e “Mele e cannella”, i panettoni, poi quelle moderne più sofisticate, i semifreddi, la pasticceria secca, i mignon, le mousse e i “craquelins”, dei bignè colorati, ma i più richiesti sono sempre i cannoncini. In estate, è il gelato artigianale a farla da padrone.

«Non ci crederete, ma noi lavoriamo più all’Epifania che a Natale, c’è una vera e propria corsa al “cammello”, tradizione tutta varesina, dovremmo mettere il numerino per i clienti tanto alto è l’afflusso. Produciamo tutto noi in laboratorio, anche brioches e veneziane salate, in futuro vorremmo diventare anche cioccolateria, per offrire alla clientela cioccolatini e uova di Pasqua, e non manca l’idea di produrre anche dolci senza glutine. Dei prodotti locali teniamo il caffè Felmoka di Malnate e l’Elisir del Borducan, mentre per il momento il cioccolato che vendiamo è della Caffarel, una eccellenza italiana. Il quartiere funziona bene, c’è molto afflusso pedonale e questo salva dai malintenzionati, poi aprirà abbastanza a breve il nuovo dormitorio in via Walder, riqualificando un poco la zona», dice Valentina, che con Andrea ha da poco rinnovato i macchinari della pasticceria e dato luce al bar. «Quando il locale è rimasto chiuso per i lavori di rinnovo, ci sono arrivate decine di mail di clienti terrorizzati che chiudessimo l’attività».

La clientela di Brenna è variegata: «Si va dalla novantenne che arriva puntuale la mattina, ai ragazzi che passano per la colazione, alle coppie giovani che acquistano le paste, al gruppo di signore che vengono a prendere il tè coi pasticcini dopo il cineforum al “Nuovo”. Gli uomini sono più sbrigativi, caffè o cappuccino e via, o altrimenti si fermano per l’aperitivo di mezzogiorno, mentre l’afflusso per quello serale è molto diminuito dopo il covid. Le donne invece sostano a lungo a chiacchierare, una in particolare arriva e legge “La Prealpina” per oltre un’ora chiedendo solo un caffè. Comunque gli habitué che fanno colazione da noi ogni mattina sono oltre 40, un bel numero, segno di grande affezione», affermano Valentina e Andrea, la prima appassionata di cultura giapponese e il secondo grande tifoso del Milan.

Secondo flash back, dopo quello della signorina Lina, per terminare con la memoria della città antica: spulciando tra le immagini della “Vecchia Varese”, il gruppo di Facebook che raduna gli appassionati di storia locale, sono spuntate due immagini del Brenna di Biumo (ovviamente dall’archivio di Fausto Brianza), una presumibilmente dei primi anni ’50 e la seconda un poco più recente. Nella prima, a parte la Fiat Topolino giardinetta che se ne va pigra verso la Madonnina in Prato, sembra di essere in una Varese ancora ottocentesca, con le vecchie case un po’ ammaccate, il verduraio con la merce in bella vista sulla strada e i fantastici tendoni a righe della “Confetteria Brenna” al numero uno della via Garibaldi, la sede storica della pasticceria che Adele ed Ettore aprirono da giovani sposi, quando i sogni morivano all’alba e la fatica era tanta, ma l’amore e la passione per il lavoro la facevano dimenticare in fretta.

Mario Chiodetti

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