«Lasciate ogni languore, voi ch’entrate», potrebbe essere scritto - con parole chiare - all’ingresso del tempio varesino della gastronomia prêt-à-porter, quel “Paradiso di Ciacco” che già nel nome riecheggia il Sommo Poeta e fornisce ai ghiottoni ogni possibile leccornìa, naturalmente made in Italy.
Il negozio, che apre in via del Cairo 35 dall’ottobre 2022, nasce in realtà l’anno precedente, in pieno tempo di covid, con la vetrina in Galleria Manzoni, luogo non molto frequentato dai varesini, tant’è che Paolo Bossi, titolare assieme a Veronica Bati, decide, conti alla mano, di traslocare in una via elegante e pedonale, a coté della Fondazione Morandini, vincendo la scommessa.
«In realtà ho un altro lavoro, quella del cibo è sempre stata una grande passione, condivisa con Attilio Bati, il nostro commercialista e papà di Veronica, possessore già del marchio “Sapori made in Italy”. Così abbiamo deciso di partire, portando in città la sapienza culinaria dei piccoli produttori, quelli che chiamiamo “artigiani del gusto”, andando spesso a visitare fattorie e laboratori, assaggiando i prodotti e poi descrivendoli ai nostri clienti», spiega Paolo Bossi.
Ecco allora saltar fuori il testimone per eccellenza della «dannosa colpa de la gola», quel Ciacco che si presenta a Dante e Virgilio nel sesto canto dell’Inferno, costretto nel girone dei golosi e definito da Giovanni Boccaccio come «morditore» nonché imbucato in banchetti trimalcioneschi, dove «v’andava, e similmente, se invitato non era, esso medesimo s’invitava». Nel negozio di via del Cairo ci sono infatti pannelli che riportano i versi danteschi ma anche una citazione di Oscar Wilde: «L’unico modo per liberarvi di una tentazione è cedervi».
E al “Paradiso di Ciacco” cedere è facilissimo, visto il ben di dio sistemato sugli scaffali, con quasi tutte le regioni italiane rappresentate (per i vini sono al completo) dai generi alimentari più diversi, dal dolce al salato, formaggi e salumi, sughi, conserve, cioccolato, biscotti, pasta e latte, olio e marmellate.
«La passione per la gastronomia di qualità mi è stata trasmessa da mio padre», racconta Veronica, «che fin da bambina mi portava con sé a visitare i piccoli produttori di nicchia, così mi sono subito lanciata in questa avventura, amo essere una ricercatrice del gusto e dell’eccellenza, come abbiamo scritto sulla nostra vetrina. La nostra è una piccola squadra di assaggiatori, che si muove per l’Italia come un sol uomo per testare i prodotti che poi decidiamo o meno di mettere in vendita in negozio».
Raramente qui si trovano alimenti che non sono stati “conosciuti di persona” da Paolo e Veronica, «qualche volta acquistiamo dai cataloghi, ma preferiamo di gran lunga andare sul posto e assaggiare. Ci siamo recati alla Latteria di Cameri, produttrice di un sensazionale gorgonzola, a Varzi per il salame, io personalmente vado spesso in Sicilia, dai Campisi per il tonno in scatola, o nella Valle del Belice per l’olio, dall’isola poi ci facciamo mandare gli avocado biologici e le arance tarocco, e una volta abbiamo avuto anche le ciliegie di Marostica. Non terremo mai in negozio prodotti a nostro marchio, come per esempio fa Pec a Milano, l’intento è quello di far conoscere le piccole realtà qualitative che in Italia sono numerosissime», afferma Paolo Bossi.
Sfiziosità ma non solo, con le regioni leader per il cibo, come Sicilia, Puglia, Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna, accanto alle emergenze del nostro territorio, molte e di grande qualità. «Teniamo parecchi prodotti varesotti, a incominciare dal vino della Cantina Torrerossa di Travedona Monate, dagli asparagi di Cantello, freschi e in conserva, lo zafferano di Cascina Tassera a Viggiù, poi i “Brutti e Buoni” della pasticceria Milano di Gavirate, i mieli, tra i migliori d’Italia, l’“Amaro Rubino” con 20 tipi di erbe provenienti dalla zona del fiume Ticino e il liquore “Tim” di Cardano al Campo, prodotto dal 1903, il Pappaluga Gin, frutto del lavoro di ragazzi disabili dell’omonima azienda agricola di Gemonio, guidati dallo chef stelato Antonio Guida, e uno zabaione fatto con la ricetta della signora Simonetta di Varese. Poi ci sono le collaborazioni con marchi noti del territorio: dal Borducan a Legù, fino all’Emporio del Sacro Monte, che ancora ci fornisce il Pandolce, mutuato dalla vecchia ricetta dei “mustazitt”», aggiunge Paolo.
Ai titolari del “Paradiso di Ciacco” piace poi creare dei link con altre realtà cittadine: «Abbiamo collaborato con la libreria Ubik, unendo il prodotto libro con la “libreria” fatta di tavolette di cioccolato della ditta Lavoretti, e per l’ultima Epifania ho chiesto a “Il Vivagno” (il nome antico della cimosa) di via Albuzzi di creare delle calze della Befana con tessuti pregiati da riempire con i nostri prodotti. La nostra è una realtà giovane, nata come bottega vecchio stampo, dove il cliente si trova a proprio agio, chiacchiera con noi e ci porta anche consigli, magari indicandoci cibi che ha assaggiato in qualche viaggio. Vogliamo contribuire alla lotta contro la desertificazione dei negozi familiari di Varese, ormai ridotti al lumicino per il caro affitti o perché le nuove generazioni non vogliono continuare il lavoro dei padri e dei nonni, e il copia-incolla dei centri storici, tutti uguali e omologati», sostiene Veronica Bati.
Chi acquista al “Paradiso” ha di solito più di 40 anni, non mancano le “sciure” varesine in cerca di piatti pronti e affettati in busta, e ci sono anche parecchi clienti già educati al gusto, esigenti e competenti, e stranieri che chiedono l’olio evo e l’aceto balsamico Giusti di Modena, un’altra eccellenza italiana. Sotto Natale arrivano anche giovani coppie a caccia di regali per sé e per gli amici.
Il prodotto più venduto? «Il Gorgonzola della Latteria di Cameri, seguito dai Savoiardi Reali di “Alla Vecchia Maniera” da gustare naturalmente con il nostro zabaione. Anche il Pane Guttiau, un Carasatu sardo con olio d’oliva, va molto forte e si sposa a perfezione con il formaggio. Poi il “Fit Milk”, latte intero del Monviso che arriva da mucche al pascolo, ha una qualità superiore ed è più cremoso», conclude Paolo Bossi, che affida a Veronica la parte di comunicazione, delegata a Instagram e alla cartellonistica esterna, e la grafica del negozio, e organizza di tanto in tanto degustazioni di prodotti raccontati dalle ditte rappresentate.
Messer Ciacco insomma si leccherebbe i baffi, in fondo nessuno oggi ci manderebbe più all’inferno per una fetta di gorgonzola in più, un piatto di ribollita toscana, un bel pane e salame di Varzi o un tè profumato con i savoiardi piemontesi annegati nello zabaione. Per cui l’invito del golosone dantesco è uno solo: peccate varesini, peccate.























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