Il Nazionale

Sanità | 19 gennaio 2026, 15:46

Aggressione al Serd di Asti, il dg Gorgoni: "Aumenta la telesorveglianza avanzata con serrature di autotutela"

Porte blindate e videocitofoni collegati alla Questura. Il Nursind: "Serve ripensare anche l'organizzazione"

Aggressione al Serd di Asti, il dg Gorgoni: "Aumenta la telesorveglianza avanzata con serrature di autotutela"

Oggi pomeriggio ad Asti si è tenuto l'incontro tra direzione aziendale, sindacati e Rsu dopo i gravi episodi di violenza avvenuti nella sede del Serd (Servizio per le Dipendenze) di via Baracca, dove a metà gennaio un uomo ha scardinato porte e costretto personale sanitario e pazienti a barricarsi negli uffici prima dell'intervento dei Carabinieri. Al tavolo erano presenti, oltre al direttore generale Asl At, Giovanni Gorgoni, Katia Moffa, direttore del Dipsa, un rappresentante del Servizio di Prevenzione e Protezione, un tecnico ingegnere e le rappresentanze sindacali e Rsu.

Le misure strutturali annunciate dall'azienda

L'Asl ha illustrato gli interventi di sicurezza già avviati sulla struttura che ospita sia il Serd che il Consultorio familiare. Rimarca il direttore generale Gorgoni: "Nonostante l’episodicità degli incidenti verificatisi nei giorni a opera dello stesso soggetto e nonostante un aggiornamento recente del DVR che non segnala situazione ad alto rischio, l’intento della direzione è ridurre al minimo e in tempi brevi la probabilità anche dell’evento sporadico. Per fare questo non possiamo che adeguare i locali già in nostro possesso, dotandoli di telesorveglianza avanzata, di serrature di autotutela per gli altri servizi che coabitano con il SerD e sottoponendo ad apertura autorizzata dall’interno l’ingresso principale.”


Circostanza confermata dal segretario territoriale NurSind Gabriele Montana: "L'azienda ci ha illustrato le modifiche strutturali per mettere più in sicurezza quel palazzo: stanno elettrificando la porta centrale dotandola di videocitofono e telecamera, c'erano già ma sono state distrutte". Il sistema sarà "collegato direttamente alla Questura, alla squadra mobile, in modo che le forze dell'ordine intervengano subito con il pulsante". Una risposta immediata, dunque, per contenere l'emergenza, ma che secondo il sindacato non affronta il problema alla radice.​

"Non basta blindare le porte, serve appropriatezza organizzativa"

Ed è proprio qui che si concentra la critica più dura di NurSind: le telecamere non bastano se l'organizzazione dei servizi non tiene conto della tipologia di utenza. "La nostra perplessità è sulla gestione di un paziente così problematico in un'utenza con consultorio, bambini, minori e madri", ha sottolineato Montana, che non mette in discussione il diritto alle cure di nessuno, ma chiede "appropriatezza". Il segretario ha usato un esempio concreto per rendere l'idea: "Ho fatto l'esempio del paziente disorientato in stanza con un autosufficiente. Dopo tre notti che l'autosufficiente non dorme, tu che fai? Sposti il paziente autosufficiente accanto all'altro autosufficiente e il paziente disorientato lo metti assieme agli altri disorientati". Lo stesso principio, secondo il sindacato, va applicato al Serd: "Dislocare il servizio, fare una pianificazione con appropriatezza delle cure. Il paziente Serd problematico va gestito in un posto dove ottimizzi il processo delle cure e metti in sicurezza altri utenti e il personale".​

Le ipotesi di dislocazione: via Scotti o ex maternità

Sul lungo periodo, l'azienda avrebbe due idee in campo. La prima riguarda l'accorpamento del Csm territoriale con il Serd a livello logistico nella sede di via Scotti, la seconda coinvolgerebbe l'ex maternità. Soluzioni che richiedono tempo e investimenti, ma che secondo NurSind rappresentano l'unica via strutturale per evitare che episodi come quello di gennaio si ripetano. Nel frattempo, l'azienda sanitaria ha ribadito che le misure tecnologiche già messe in campo – accessi contingentati, portineria dedicata e separazione dei flussi – rappresentano quanto di più immediato si possa fare per tutelare operatori e utenti. Ma per il sindacato, la sicurezza vera passa dalla programmazione: "Quella è una cosa che fai nel lungo periodo, ma va fatta".​

Betty Martinelli

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