Dopo un lungo periodo di silenzio, Federico Borgna, già sindaco di Cuneo ed ex presidente della Provincia, rompe il silenzio e accetta di sottoporsi alle nostre domande.
Opinione autorevole la sua che s’inserisce – per quanto oggi dall’esterno – in un dibattito politico-amministrativo che nel corso dell’anno si accentuerà in vista del ritorno alle urne nella città capoluogo nel 2027.
Borgna, la prendo alla larga per consentirle una sorta di pre-riscaldamento. Partiamo dalla complicata congiuntura internazionale e poi veniamo alle vicende di casa nostra. Stiamo vivendo uno sconvolgimento di assetti mondiali che ritenevamo scontati e immutabili. Gli Stati Uniti che mettono in discussione l’Occidente, come lo abbiamo conosciuto dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’asset Cina-Russia ci impongono di ripensare il ruolo dell'Occidente e dell'Europa. Questo contesto di incertezza che influenza ha sulla politica locale?
“In uno scenario come questo, che mai avremmo immaginato di vivere, è necessario che la politica si immagini un ruolo radicalmente nuovo, diverso e decisamente più proiettato verso l’Europa. Credo che diventi davvero di stretta attualità parlare di sovranismo, ma di sovranismo europeo. L’Europa o si dà una forma adesso o rischiamo di perdere la nostra identità diventando altro e questa caduta non può che incidere anche sulla politica territoriale”.
A proposito di politica territoriale, dopo un’accelerazione nel processo di pubblicizzazione dell’acqua, sul tema ci sono ancora importanti passaggi da compiere per arrivare ad un definitivo assetto. Se la memoria non m’inganna era stato lei, a suo tempo, a dare il calcio d’inizio della partita. Qual è adesso il suo pensiero ?
“L’iter è iniziato nel 2015 con la delibera di indirizzo di adozione della modalità “in house” da parte dell’Assemblea Provinciale di Sindaci. Sono stati 10 anni di fatica e di lavoro, possiamo dire di essere a metà strada. Quella che inizia adesso è la parte difficile, quella in cui bisogna dimostrare che il modello di gestione in house di un gestore totalmente pubblico porta dei vantaggi in qualità di servizio, attenzione del territorio, prossimità. La sfida che aspetta Cogesi, i gestori e gli amministratori locali è tutt’altro che vinta, richiede la stessa attenzione e determinazione che hanno portato alla scelta del gestore unico. Nel 2015 il fronte pro acqua pubblica e quello pro acqua privata non era un fronte suddiviso per aree politiche di centro-destra o centro-sinistra e deve continuare a essere così perché quello che serve è la capacità di lavorare bipartisan e nell’interesse del territorio, lontano da spinte meramente politiche”.
Dieci anni da sindaco di Cuneo, dal 2012 al 2022. Il primo quinquennio senza il Pd in giunta; poi, il secondo, con Patrizia Manassero vicesindaco. Visto col senno di poi, è stato più facile amministrare nel primo o nel suo secondo mandato?
“Il Pd che tutti insieme abbiamo accolto in maggioranza nel 2017, era il Pd di Matteo Renzi, un partito più centrista rispetto a quello di oggi. Portarlo in maggioranza ha consentito un più facile raccordo con gli altri livelli di governo, in primis la Regione e il governo nazionale. Sicuramente ha comportato anche qualche complicazione, ma se dovessi fare una valutazione, rispetto a quel momento storico, sarebbe positiva”.
La consiliatura che sta volgendo al termine è stata particolarmente faticosa. Che cos’è, a suo giudizio, che ha concorso a renderne così travagliato il percorso? Solo le elezioni regionali, dove i due maggiori gruppi si sono visti su due fronti politici contrapposti, o c’è dell’altro?
“Le maggioranze che governano una città non sono sempre speculari rispetto a quelle nazionali. Le mie non lo sono mai state, nel 2014 avevo Alberto Valmaggia candidato in una coalizione ed Enrico Costa candidato presidente in un’altra coalizione. È logico che, in situazioni di questo tipo, si creino delle tensioni, però una coalizione amministrativa sta insieme sulla base di valori condivisi e di un programma, sapendo che ci potrebbero essere dei momenti difficili che vanno affrontati e governati”.
Vede dei rischi per la maggioranza di non arrivare a scadenza naturale della consiliatura?
“Al di là di un dibattito che mi sembra a tratti caratterizzato da toni molto accesi che vanno poco oltre la propaganda, non vedo particolari rischi”.
So che è una domanda politicamente impropria ma gliela pongo ugualmente. Si sentirebbe di dare qualche consiglio alla sindaca Patrizia Manassero che possa rendere meno accidentato il suo percorso da qui al ritorno alle urne?
“Patrizia Manassero è una donna di grande esperienza, non ha bisogno dei miei consigli. Per fare il sindaco serve saggezza, equilibrio, capacità di sintesi, a volte la capacità di decidere sapendo di scontentare qualcuno, tutte doti che Patrizia ha”.

[Borgna con Manassero e altri dopo le elezioni comunali di Cuneo 2022]
Nella prospettiva del voto, i partiti di centrodestra sembrano ancora in ambasce e il “campo largo” a Cuneo manifesta tutte le premesse per non decollare. Ritiene, nonostante le fibrillazioni, che l’attuale coalizione possa riproporsi oppure, nel 2027, si andrà verso nuove formule di governo per la città?
“La mia è una risposta da osservatore vicino, ma esterno. Credo che l’anima politica della città non sia cambiata negli anni, un’anima liberale, popolare, moderata, attenta alla coesione sociale e ad un certo modello di sviluppo economico inclusivo che ha trovato, soprattutto in un mondo civico, un’area da cui si sente rappresentata. Credo quindi che il baricentro politico della città continuerà a rimanere in quest’area. In passato, nonostante una contrapposizione molto forte in partenza, con cinque anni di rapporti burrascosi, il Partito Democratico e le istanze di quest’area più civica hanno saputo dialogare e trovare un accordo. Ora sta alle forze civiche e politiche della città capire se ci sono condizioni,volontà e programmi per costruire un percorso di giusto rinnovamento e condivisa continuità”.
Sulla scorta della sua esperienza da sindaco e presidente della Provincia, chi vedrebbe a guidare il Comune di Cuneo tra un anno e mezzo? Posso capire che sia difficile per lei fare un nome, però almeno un identikit penso lo possa tracciare.
“La persona giusta a cui rivolgere questa domanda sarebbe Patrizia Manassero, perché prima di tutto bisogna capire se Patrizia se la sente di fare un secondo mandato. L’identikit di un sindaco è sempre lo stesso, una persona capace di essere riconosciuta dalla città ed ovviamente dalla coalizione, come un garante capace di fare una sintesi equilibrata delle varie istanze. A Cuneo non mancano certamente le persone che hanno esperienza, qualità, preparazione, competenze ed entusiasmo per affrontare questa sfida”.
Nel contesto politico provinciale e nella stessa città capoluogo si registra un certo qual fermento di impronta civica: Patto Civico, Rete Civica… Lei è stato il primo, nel 2012, a sdoganare il “civismo” a Cuneo collocandosi nell’alveo di Monviso in Movimento, realtà che interloquiva con il Partito Democratico. Com’è cambiata la situazione rispetto ad allora?
“La situazione non è molto cambiata se non che il linguaggio della politica e di riflesso l’offerta politica, tende a radicalizzarsi, a dare più visibilità a chi si posiziona su posizioni più estreme, mentre la maggior parte delle persone nella nostra città e nella nostra provincia aspirano, o si aspettano, un governo territoriale e non solo, capace di tenere insieme la società più che dividerla. Il linguaggio della politica attuale è un linguaggio divisivo, lo vediamo sui media tutti i giorni, credo ci sia voglia di un approccio meno urlato e più concreto alle istituzioni e, secondo me, un tipo di approccio rappresentato da un certo mondo civico questo modo di fare politica lo può incarnare”.
Adesso che siede nella stanza dei bottoni della Fondazione CrCuneo non ha nostalgia della politica?
“La Fondazione Crc è un dei luoghi politici della provincia di Cuneo, se per luogo politico si intende uno spazio dove si può immaginare una traiettoria di sviluppo a lungo termine della nostra comunità e di dare delle risposte a dei bisogni attuali o emergenti. E’ un modo di fare politica diverso rispetto a candidarsi in elezioni democratiche per un’amministrazione locale o per altri livelli di governo. Fare politica vuol dire leggere il proprio territorio e la comunità e provare a dare delle risposte. In questo senso, non ho nostalgia perché il ruolo svolto dalla Fondazione è un ruolo politico. Se invece per politico si intende partitico, la Fondazione non lo è ed è bene che non lo sia, perché i suoi interlocutori sono e devono essere le istituzioni e la società civile (organizzata)”.



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