Il caso di Nessy Guerra è tornato domenica sera sotto i riflettori nazionali grazie a un nuovo servizio de Le Iene, che ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la vicenda della giovane madre italiana bloccata in Egitto con la figlia di tre anni. Una storia che, a pochi giorni dal processo fissato per il 28 gennaio, continua a sollevare interrogativi profondi. L’accusa è quella di adulterio, un reato che in Italia non esiste più e che era già stato archiviato due volte, ma che oggi potrebbe costarle fino a due anni di carcere.
Nel servizio emerge con chiarezza la condizione di instabilità e pericolo in cui Nessy vive da tempo. In tre anni, lei e la bambina hanno cambiato sette abitazioni, spostandosi continuamente per ragioni di sicurezza. La loro posizione resta riservata, mentre – secondo quanto raccontato – l’ex marito continuerebbe a minacciarla, costringendola a una vita fatta di nascondigli e paura. Davanti alle telecamere, Nessy ripercorre l’inizio della sua storia. “Siamo andati a Hurghada io e lui. Stavamo bene, lavoravamo”, racconta. Un progetto di vita che, col passare del tempo, si sarebbe trasformato in un incubo. Dopo anni segnati da violenze e truffe, e poco prima di una sentenza della Cassazione italiana che riguardava l’uomo, i due si sarebbero trasferiti in Egitto. Nessy era incinta e, come racconta, ignara del passato del compagno.
Nel servizio viene ricordato anche come una valutazione medica avesse evidenziato che l’uomo soffrirebbe di una psicosi legata all’uso di sostanze stupefacenti. Nessy riferisce un episodio particolarmente grave: mentre stava allattando la figlia Aisha, oggi di tre anni, sarebbe stata colpita al volto dall’ex marito. Proprio la bambina è uno dei nodi più delicati della vicenda. Nonostante Aisha sia nata in Italia da due genitori italiani, l’uomo ha ottenuto un blocco all’espatrio, impedendole di rientrare. A decidere sul suo futuro sarà ora un tribunale egiziano, secondo criteri giuridici profondamente diversi da quelli italiani. Nel servizio trova spazio anche la voce del padre di Nessy, Gianpaolo Guerra, che lancia un appello carico di angoscia: “Abbiamo scritto a tutti, ma non ci hanno mai risposto. Siamo arrivati al limite delle possibilità economiche. Metteremo in vendita la casa, ma come faccio a lasciare mia figlia da sola in Egitto?”.
La famiglia denuncia una situazione di abbandono istituzionale, mentre Nessy rischia il carcere per un’accusa che nel nostro ordinamento non è prevista. “La bimba sta bene, non si accorge di quello che succede”, racconta la donna, nel tentativo di proteggere la figlia da una realtà sempre più pesante. Nel servizio viene riportata anche la posizione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, sollecitato sul caso: “Di italiani ne abbiamo liberati tanti e continueremo a liberarne. Abbiamo presente il caso, ma abbiamo circa 2.500 italiani arrestati in giro per il mondo. Stiamo seguendo tutti i casi”.
Parole che non bastano a rassicurare la famiglia, che continua a chiedere un intervento concreto dello Stato italiano. Il caso Nessy Guerra resta così sospeso tra giustizia penale, diritto di famiglia e diplomazia internazionale.



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