Il Nazionale

Cronaca | 19 gennaio 2026, 16:17

"I vaccini uccidono": 60enne a giudizio per le scritte "no vax" a Cuneo e Busca

Il 27 agosto 2021 l’imbrattamento all'hub vaccinale del Movicentro. Qualche settimane più tardi le stesse scritte comparvero sui muri del cimitero buschese

"I vaccini uccidono": 60enne a giudizio per le scritte "no vax" a Cuneo e Busca

Quattro mesi di reclusione e 700 euro di multa. È questa la pena chiesta dal pubblico ministero per un uomo accusato di essere l'autore di alcune scritte no vax comparse sulle porte all'hub vaccinale del Movicentro a Cuneo nell'agosto 2021.  Scritte che poi qualche settimana più tardi apparvero anche al cimitero di Busca e non in giornate casuali, ma proprio nel giorno in cui, anche in Granda, aveva preso il via la campagna per la terza dose de vaccino anti Covid, in quel momento destinata solo ai soggetti fragili. 

In entrambi i casi la vernice utilizzata era rossa. La scritta "I vaccini uccidono" era stata accompagnata dal simbolo della W cerchiata in rosso, che in realtà sarebbe l'unione di due V, a chiedere verità. Nella sola Cuneo anche l’insulto “merde naziste”.

Al presunto autore, G. V., un 60enne cuneese noto per aver preso parte più volte ai raduni no vax, ora a processo in tribunale a Cuneo, la Polizia era risalita attraverso alcune immagini estrapolate dalle telecamere posizionate sulla strada del Movicentro

In particolare, la videosorveglianza avrebbe ripreso l'auto dell’uomo parcheggiata a circa 250 metri dal Movicentro.

L’imputato sarebbe sceso dal veicolo insieme a un altro uomo rimasto ignoto, per poi imboccare via Lungostura XXIV Maggio. Ai due, poi, si sarebbe aggiunta una donna che, come era stato spiegato da uno degli agenti, "aveva occhiali e zigomi sporgenti".  "La mascherina era abbassata e si vedeva il viso – aveva riferito  il testimone -. Lei ha estratto qualcosa dallo zaino e l'ha passata all’uomo, che imbrattò la vetrata. Poi li si vede andare via separatamente”.

L'auto dell'imputato, poi, dopo aver percorso il Lungostura XXIV Maggio, sarebbe stata poi ripresa su corso Soleri.

Nessun dubbio, quindi per la Procura. Quella sera, il suo cellulare, prima di essere spento, circa un'ora prima dei fatti, avrebbe agganciato la cella di via Caraglio e, tra le varie chat, gli agenti ne trovarono una con la donna, la cui posizione è stata stralciata, avvenuta la notte prima dell'imbrattamento.

Il 31 luglio l'imputato avrebbe parlato di "spray rosso" e qualche giorno prima del 27 agosto lei avrebbe scritto di un "rinvio della mission" perché stava male.  

Qualche minuto prima dei fatti, invece, G. V. le avrebbe scritto di lasciare l'auto lontana dal parcheggio. Il mattino dopo, poi, lui le avrebbe scritto "a proposito di zombie, invece di guardare potevi fare l'altro lato".

Su un canale Telegram gestito dal gruppo ‘guerrieri ViVi’, gli agenti, nei giorni successivi alla vandalizzazione dell'hub vaccinale, trovarono un post che riportava due articoli di giornale e che sarebbero stati condivisi proprio da G. V. Ancora, vennero trovate anche delle chat con una donna di nome Serena che gli avrebbe fornito indicazioni su come muoversi e cosa fare per eludere i controlli

"Il canale Telegram era organizzato in forma piramidale dagli amministratori – aveva riferito in aula un altro agente che aveva svolto gli accertamenti sul telefono dell'imputato –. C’erano varie aree tematiche: ai livelli più bassi si potevano ascoltare audio inviati dagli amministratori, mentre in uno dei sottogruppi si ricevevano informazioni su come compiere determinate azioni e dove compierle”.

Il 30 marzo prossimo si ascolterà l'arringa della difesa. 

CharB.

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