Sarebbe stata una convocazione in caserma, presentata come un semplice accertamento amministrativo, a far emergere una situazione di presunti maltrattamenti e di isolamento familiare. Da quell’episodio avrebbe preso avvio l’inchiesta che oggi vede un uomo imputato per maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona davanti al tribunale di Cuneo.
I fatti si sarebbero verificati in un piccolo centro dell’Alta Langa, dove la donna, il marito e le due figlie avevano abitato per un periodo a pochi passi dalla caserma dei carabinieri senza che risultassero segnalazioni o richieste di aiuto. Quell'alloggio, come emerso, sarebbe stato dotato di tre serrature, di cui una fissata con un lucchetto. Alla donna, poi, non sarebbe stato consentito nemmeno affacciarsi sul balcone; per controllarne i movimenti, secondo quanto riferito, l’uomo avrebbe utilizzato piccoli accorgimenti sugli infissi per verificare eventuali aperture.
La convocazione sarebbe arrivata dopo che i familiari della donna, residenti in Calabria, non riuscivano da settimane a mettersi in contatto con lei. Anche in quell’occasione il marito avrebbe insistito per accompagnarla, dichiarando di non fidarsi.
Durante il colloquio, la donna avrebbe descritto una condizione di controllo costante e gelosia da parte del marito, che avrebbe portato all’immediato allontanamento dell’uomo e al trasferimento della madre con le due bambine in una struttura protetta collegata al centro antiviolenza di Ceva. La reazione del marito sarebbe stata violenta: dopo aver dato in escandescenza, avrebbe urlato ai carabinieri "A mia moglie non basta questo?", abbassandosi i pantaloni e mostrando il pene.
Nei mesi successivi alla denuncia, la donna avrebbe raccontato di essere stata tenuta in isolamento e di aver subito continui spostamenti tra Germania, Lombardia e Piemonte, dettati dalla gelosia del marito. L’uomo, che lavorava come idraulico, avrebbe anche limitato gli incarichi per non allontanarsi troppo, portando con sé moglie e figlie e lasciandole in auto durante gli interventi.
Tra gli episodi più gravi finiti agli atti della Procura, e per i quali l’accusa sostiene l’ipotesi di sequestro di persona, ci sarebbe quello riferito alle operatrici del centro: la donna avrebbe raccontato di essere stata rinchiusa nel bagagliaio dell’auto quando era all’ottavo mese di gravidanza. Per quanto riguarda le bambine, non sarebbero emersi episodi di violenza fisica, ma un clima di forte pressione psicologica.
Dopo l’allontanamento, la donna avrebbe continuato a ricevere messaggi e pressioni per tornare indietro, anche da parte della madre dell’uomo. Il processo proseguirà il 28 gennaio, con l’ascolto di altri testimoni.













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