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Attualità | 15 gennaio 2026, 15:39

Il caso dei tedofori ad Asti: tra il rammarico del Coni e l'orgoglio dei "comuni mortali"

“Siamo stati scelti per le nostre storie: non chiamatelo scandalo se non siamo atleti famosi”

Il caso dei tedofori ad Asti: tra il rammarico del Coni e l'orgoglio dei "comuni mortali"

Il passaggio della fiaccola olimpica tra le piazze astigiane ha innescato un acceso confronto sulla composizione del gruppo dei quindici tedofori.

 Se da una parte la delegata del Coni, Lavinia Saracco (ma non solo), ha espresso rammarico per la scarsa presenza di atleti del territorio come Alice Sotero o Matteo Piano, dall'altra i protagonisti della giornata rivendicano la legittimità della loro partecipazione.

La selezione 

 La selezione, partita tempo fa e gestita in parte dai partner come Coca-Cola, non prevedeva infatti criteri legati esclusivamente al palmarès sportivo, ma si basava su candidature aperte a chiunque potesse testimoniare i valori di pace e inclusione. 

Il racconto del tedoforo 36

In questo clima di contestazione, la voce di Giovanni Rolle, il tedoforo numero 36, rompe il silenzio per difendere il valore simbolico di chi ha corso domenica scorsa.

 “Essere tedofori non vuol dire essere sportivi per forza, vuol dire condividere una passione e un ideale che si rispecchia nei valori olimpici”, spiega nel suo messaggio, sottolineando come ognuno dei partecipanti sia stato scelto per aver raccontato una storia di vita o di cultura.

 Giovanni non nasconde l'amarezza per i commenti ricevuti: “Ad Asti siamo stati scelti noi 15 sconosciuti, ma vi posso garantire che tutti eravamo orgogliosi di essere lì”.

"Dibattito con le istituzioni"

Il punto più critico del dibattito riguarda il ruolo delle istituzioni sportive locali, accusate dal lettore di aver alimentato un clima ostile invece di promuovere l'unione.

 “Nessun tedoforo è contrattualizzato, non si percepisce alcun compenso”, ricorda Giovanni, definendo “oltraggioso” l'atteggiamento di chi ha criticato la scelta di persone non appartenenti al mondo dei vip sportivi.

In queste parole si concentra la frattura più evidente: da un lato la richiesta, legittima, di maggiore visibilità per gli atleti di casa; dall’altro la richiesta di rispetto per chi, pur non essendo “di copertina”, ha prestato il proprio volto e la propria storia ai cinque cerchi nel giorno in cui Asti è tornata a scrivere il proprio nome nel diario olimpico.

Betty Martinelli

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