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Agricoltura | 14 gennaio 2026, 07:20

Mercosur, il rinvio non placa le preoccupazioni degli agricoltori piemontesi

Bruxelles offre 5 miliardi in anticipo, ma per Confagricoltura mancano garanzie su sicurezza e fitofarmaci

Mercosur, il rinvio non placa le preoccupazioni degli agricoltori piemontesi

La firma dell’atteso e discusso accordo commerciale tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur, inizialmente prevista per la giornata di ieri, è stata posticipata al prossimo sabato. Questo slittamento temporale non è bastato tuttavia a placare il clima di tensione che si respira nel comparto agricolo, aprendo anzi una fase di profonda riflessione sulle possibili ricadute economiche. Al centro delle preoccupazioni di Confagricoltura Piemonte vi è la disparità tra gli standard produttivi, sanitari e ambientali, un divario che rischierebbe di penalizzare fortemente i prodotti d'eccellenza del territorio italiano a vantaggio delle merci sudamericane, spesso frutto di modelli produttivi semplificati e decisamente più economici.

L'allarme risuona con particolare intensità tra i risicoltori piemontesi. La categoria denuncia il pericolo concreto di una concorrenza insostenibile derivante dalle grandi estensioni produttive dell'Uruguay. Si tratta di una fonte di seria inquietudine per quelle aree della regione dove la coltura del riso non è solo un'attività agricola, ma rappresenta oltre il 70% dell'economia rurale, risultando vitale per la tenuta sociale e ambientale del territorio.

Sulla questione è intervenuto Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, sottolineando come l'intesa possa generare un forte squilibrio di condizioni di concorrenza e competitività. "L'apertura indiscriminata dei mercati a prodotti che non rispettano le rigide normative europee in materia di fitofarmaci e sostenibilità", afferma, aggiungendo che "rischia di portare al collasso intere filiere, in particolare quelle dei cereali e delle carni bovine". Secondo il presidente, accogliere nel mercato unico prodotti realizzati con vincoli e costi nettamente inferiori rispetto a quelli imposti ai produttori locali significa penalizzare il modello italiano ed europeo, che ha fatto della qualità e della sicurezza i suoi tratti distintivi.

Di fronte a queste criticità, la Commissione Europea ha tentato una mossa distensiva proponendo una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse della Politica Agricola Comune (Pac). Il meccanismo suggerito renderebbe disponibili per gli agricoltori italiani circa 5 miliardi di euro già a partire dal 2028, anticipando di tre anni l'utilizzo di fondi originariamente previsti dal 2031.

Una proposta che, tuttavia, non sembra sufficiente a rassicurare il settore. "Queste rassicurazioni finanziarie non sono però un rimedio efficace contro l’altissima allerta del settore agricolo", ha concluso Allasia, ribadendo la necessità di garanzie concrete sulla reciprocità delle regole produttive. Per Confagricoltura, infatti, solo un commercio internazionale equo e trasparente può evitare che le produzioni locali vengano travolte da importazioni a basso costo e minor qualità, mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza delle aziende agricole italiane.

Redazione

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