Bisognerà attendere il prossimo 16 febbraio per la sentenza del gup Edmondo Pio relativa alla prima tranche della maxi inchiesta che ha coinvolto il carcere di Cuneo, dove secondo la Procura della Repubblica cuneese sarebbero avvenute violenze sui detenuti.
Nell'udienza del 15 dicembre scorso il pubblico ministero Mario Pesucci, titolare del fascicolo, aveva chiesto la condanna di tutti e quattro gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato: l'ispettore penitenziario, il medico dell’istituto e due assistenti capo.
Per chi ha invece optato per l'iter "classico", il processo prenderà avvio nel gennaio prossimo.
L’avvocato Alessandro Ferrero difende l'ispettore penitenziario, accusato anche di tortura, e il medico dell'istituto, sospettato di aver "coperto" quella "spedizione punitiva" avvenuta in una notte del giugno 2023 al Padiglione Gesso.
Nel pool difensivo, anche l'avvocata Susanna Battaglia, difensore dei due assistenti capo, in capo ai quali pende l’accusa di aver redatto una relazione di servizio falsa per favorire alcuni colleghi.
Nel processo si sono costituiti parti civili i detenuti e il garante regionale dei detenuti in carica all'epoca dei fatti, Bruno Mellano. Per quest’ultimo i legali Roberto Capra e Alberto Gorga hanno chiesto un risarcimento simbolico e una provvisionale da devolvere al carcere del Cerialdo: 5mila euro per i casi di tortura e 2.500 euro per gli altri reati.
Costituiti parte civile sono anche i tre detenuti di origine pakistana che, assieme ad altri due, sarebbero stati le vittime delle presunte violenze avvenute nel carcere di via Roncata tra il 2021 e il 2022. Assieme a loro, ci sono un quarto detenuto e il garante nazionale delle persone private della libertà personale Felice Maurizio D'Ettore.



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