Quando tra poche ore la fiaccola olimpica farà il suo ingresso ad Asti, non arriverà soltanto una carovana di tedofori, ma un frammento di storia che affonda le radici nell’antica Olimpia. La fiamma olimpica nasce infatti nel santuario greco, dove le sacerdotesse la accendono con i raggi del sole, richiamando il fuoco sacro che ardeva durante i Giochi dell’antichità in onore di Zeus.
Nel mondo moderno, l’idea di riportare al centro dei Giochi l’immagine della torcia compare già nei discorsi di Pierre de Coubertin, padre dell’olimpismo contemporaneo, che vede nel fuoco un legame di continuità tra passato e presente. È però solo nel Novecento che la fiamma inizia davvero a viaggiare, trasformandosi da simbolo statico a racconto itinerante che attraversa Paesi, confini, culture
L’invenzione moderna della staffetta
Contrariamente a quanto si tende a immaginare, la staffetta della torcia non è un rito tramandato senza interruzioni dall’antica Grecia, ma una creazione del 1936, in occasione delle Olimpiadi di Berlino. L’allora segretario generale dei Giochi, Carl Diem, concepisce un grande percorso che parte da Olimpia e arriva in Germania, cucendo l’Europa attraverso migliaia di chilometri e centinaia di tedofori.
Da quel momento, ogni edizione dei Giochi fa della staffetta una sorta di prologo, un racconto lungo settimane in cui la fiamma tocca luoghi simbolici, città grandi e piccole, paesaggi urbani e rurali, in una narrazione che mette al centro pace, unità, partecipazione. Il percorso diventa un enorme palcoscenico all’aperto, dove la fiamma è la protagonista che passa di mano in mano, quasi a ricordare che il senso dell’Olimpiade non sta solo nelle gare, ma nello spirito condiviso che le rende possibili.
Cosa racconta davvero la fiamma
Nel linguaggio olimpico, la fiamma è un concentrato di significati: parla di speranza, perché continua a bruciare nonostante crisi, tensioni, conflitti; richiama l’antica tregua olimpica, quando i popoli sospendevano le ostilità per permettere atleti e delegazioni di raggiungere in sicurezza il luogo dei Giochi; rappresenta la resistenza di un ideale che prova a sopravvivere alle contraddizioni del presente.
Ogni volta che la torcia entra in una città, chiede in qualche modo ai suoi abitanti di interrogarsi su cosa significhi oggi essere una comunità: il passaggio non è soltanto un evento da fotografare, ma un’occasione per sentirsi per un momento parte di una storia più grande, che unisce il borgo di provincia ai grandi stadi del mondo. In questa staffetta, la fiamma diventa il filo, e i tedofori sono i nodi che tengono insieme, fisicamente, l’idea di un’umanità capace di correre senza dividersi.
Da Torino 2006 a Milano-Cortina
Il Piemonte ha già conosciuto da vicino questo rito vent’anni fa, con le Olimpiadi invernali di Torino 2006. La torcia di quei Giochi percorse oltre 11.000 chilometri, attraversando Grecia e numerosi Paesi europei prima di risalire lo Stivale fino al Piemonte, con 10.001 tedofori coinvolti lungo il tragitto. Il design firmato Pininfarina, ispirato al profilo di uno sci e alla Mole Antonelliana, trasformò quella torcia in un’icona, oggetto di discussione tanto per la linea innovativa quanto per il peso impegnativo per chi la portava.
Anche Asti fu parte di quel racconto collettivo: la fiamma transitò in città prima di raggiungere Torino, lasciando nella memoria locale immagini di strade affollate, bandiere, applausi. Il passaggio di domenica crea dunque un ponte simbolico tra il 2006 e Milano-Cortina 2026, come se la fiamma tornasse a bussare alle stesse porte per chiedere alla città se è ancora disposta a credere in quel sogno sportivo e civile.
La tappa astigiana di oggi
La fiaccola olimpica arriverà ad Asti, portata dai tedofori lungo il percorso piemontese che in questi giorni dagli eventi di Cuneo e Bra si dirige verso Torino. L’ingresso in città è previsto intorno alle 11.15, con arrivo in piazza Campo del Palio, cuore logistico del passaggio, prima che la carovana riparta lungo alcune delle direttrici urbane più trafficate. L’onore di percorrere il tragitto con la fiaccola dovrebbe spettare a dieci tedofori. I nomi ufficiali sono ancora custoditi nel più stretto riserbo, ma alcune indiscrezioni, circolate nelle ultime ore, sembrerebbero indicare una rosa di candidati di altissimo profilo. Tra i nomi che guadagnano credito figurano atleti di livello internazionale e volti noti dello spettacolo. Si parla, in particolare, del fuoriclasse della pallavolo Ivan Zaytsev , Marina Lubian, Carlotta Gilli e Pecco Bagnaia. Dal mondo della televisione emergono invece i nomi della conduttrice Benedetta Parodi e dell’umorista Francesco Basso.
La torcia percorrerà corso Einaudi, corso Alla Vittoria, piazza Alfieri sul lato dei portici Pogliani, quindi corso Alfieri fino a piazza Porta Torino, per poi imboccare corso Torino e la Statale 10, con termine del tratto urbano nei pressi del casello autostradale di Asti Ovest. Il tragitto, che collega idealmente il centro storico con le vie di uscita dalla città, rende evidente la natura di questa fiamma: non un punto di arrivo, ma un passaggio, una luce in movimento che attraversa le vite di chi, anche solo per pochi secondi, la vedrà scorrere davanti a sé.
In quel momento, tra smartphone alzati e bambini sulle spalle dei genitori, la fiaccola non sarà soltanto la protagonista di un evento di calendario, ma il simbolo concreto di un’eredità che dura da secoli: un piccolo fuoco che continua a chiedere al mondo, e anche ad Asti, se crede ancora nella possibilità di sentirsi parte della stessa corsa.



Commenti