Ieri si sono svolti i funerali di cinque dei sei ragazzi morti nella tragedia di Capodanno di Crans-Montana, tutti giovanissimi, tra i 15 e i 16 anni. Oggi, invece, Genova si ferma per l’addio a Emanuele Galeppini, il sedicenne rimasto ucciso nella notte di Capodanno nel locale Le Constellation, in Svizzera.
I funerali di Emanuele Galeppini si tengono questa mattina alle 11.30 nella chiesa di Sant’Antonio a Boccadasse. La famiglia, che inizialmente aveva chiesto la massima riservatezza su luogo e orario della cerimonia, ha successivamente deciso di renderli noti, precisando però che la funzione si svolgerà senza la presenza dei giornalisti e con l’obbligo di lasciare all’esterno tutti i dispositivi elettronici. Alla cerimonia parteciperannno le massime autorità cittadine, tra cui la sindaca di Genova Silvia Salis e il presidente della Regione Liguria Marco Bucci. Le esequie sono officiate dall’arcivescovo di Genova, Marco Tasca.
Ieri, da Milano a Roma, passando per Bologna e Lugano, parenti, amici e compagni di scuola si sono riuniti per dare l’ultimo saluto a Sofia Prosperi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giovanni Tamburi e Riccardo Minghetti. In tutte le scuole italiane è stato osservato un minuto di silenzio in loro memoria, con i banchi rimasti simbolicamente vuoti.
A Milano, la basilica di Sant’Ambrogio e quella di Santa Maria delle Grazie hanno accolto una folla imponente per i funerali, celebrati in contemporanea, di Achille Barosi e Chiara Costanzo. I feretri sono stati accolti da applausi, rose bianche e palloncini. Alle esequie di Chiara ha voluto portare il proprio saluto anche Liliana Segre: "un dolore così da genitori non si può sopportare". La famiglia, pur schiacciata dal dolore, ha ribadito la richiesta di giustizia. Il padre Andrea Costanzo si è rivolto direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: "vorrei parlare con lei ed essere rassicurato che non ci siano omissioni", chiedendo che l’Italia "si costituisca parte civile". Un appello rafforzato anche dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, secondo cui «bisogna accertare al più presto la verità» su quanto accaduto quella notte in Svizzera. La premier, secondo quanto si apprende, è rimasta profondamente colpita dalla strage e non si esclude che il governo possa valutare iniziative nelle prossime ore.
Durante le cerimonie milanesi si sono susseguite le testimonianze di amici, compagni di classe e insegnanti. La sorella di Chiara, Elena, ha detto: "sono arrabbiata che ti abbiano portata via a 16 anni". Lo zio ha ricordato il «profondo senso di giustizia» della nipote, assicurando che "si farà di tutto per arrivare alla verità". Un lungo applauso e le note di Perdutamente di Achille Lauro, una delle sue canzoni preferite, hanno accompagnato l’uscita della bara di Achille Barosi.
Il padre di Achille, Nicola, ha raccontato il senso di smarrimento davanti alla perdita del figlio: "Mi sono completamente smarrito e svuotato - ha detto - ma averti è stato un privilegio". La madre Erica ha ricordato un ragazzo maturo, pieno di sogni e di senso di giustizia, indeciso se diventare architetto o giudice. "Sei libero, vola amore io, hai delle ali luminosissime e saprò vederti. Mamma - ha concluso - tua per sempre".
A Roma e a Bologna una folla di giovani ha preso parte ai funerali di Riccardo Minghetti e Giovanni Tamburi, entrambi sedicenni. Riccardo "era un ragazzo gentile ed affettuoso", ha ricordato una compagna di classe. Sul feretro, accolto da applausi, la maglietta sportiva e gigli bianchi. La madre Carla ha rievocato l’ultimo saluto: "Ricordo quando mi ha salutato l’ultimo giorno in coda ai piedi della seggiovia. Mi ha chiamato “mamma, mamma” e si è fatto dare un bacio", ricordando come "negli ultimi giorni a Crans era felice". L’amico Manfredi Marcucci, romano anche lui, è tuttora ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano per le ferite riportate quella notte.
A Bologna, durante la celebrazione nella cattedrale di San Pietro, il padre di Giovanni Tamburi ha detto: "Il primo gennaio hai perso la vita e io l’ho persa con te, a differenza tua io vivrò con un vuoto incolmabile ma tu no". A Lugano, nella cattedrale gremita di ragazzi con una rosa bianca in mano, l’ultimo saluto a Sofia Prosperi, la più giovane delle vittime. "Tutto in noi oggi dice di no, non ce la facciamo, non è vero, non si può morire a 15 anni", ha detto il vescovo Alain de Raemy, aggiungendo che "il pensiero va a tutti gli altri giovani che condividevano con lei la festa di capodanno".
Intanto, sul fronte giudiziario, la famiglia di Emanuele Galeppini ha deciso di muoversi per fare piena luce sulle circostanze della morte del figlio. I genitori hanno incaricato un legale e hanno formalmente chiesto alle autorità svizzere di disporre l’autopsia e fornire chiarimenti sul decesso, senza però ricevere, al momento, alcuna risposta. A denunciarlo è l’avvocato Alessandro Vaccaro, come riportano oggi Repubblica e Il Secolo XIX: "Abbiamo chiesto alle autorità svizzere spiegazioni e di disporre l’autopsia, ma non ci hanno neanche risposto".
Gli interrogativi della famiglia nascono da elementi ritenuti incongruenti. Secondo quanto riferito dal legale, il corpo di Emanuele non presentava ustioni e né il cellulare né il portafoglio che il ragazzo aveva con sé risultavano bruciati. Sempre secondo Il Secolo XIX, i genitori starebbero valutando la presentazione di un esposto alla Procura di Roma, competente per i reati commessi contro cittadini italiani all’estero. Gli stessi magistrati romani, nei giorni scorsi, avevano ipotizzato l’apertura di un fascicolo dopo l’identificazione delle vittime.













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