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Attualità | 31 agosto 2025, 18:21

"Donare organi è un atto di puro amore": tra musica e sensibilizzazione, la storia di Alessandro Casalis

Dopo il trapianto di fegato, l'impegno per invitare a una riflessione sul tema: "Il nostro tempo è limitato, dobbiamo dedicarlo a cose di valore"

"Donare organi è un atto di puro amore": tra musica e sensibilizzazione, la storia di Alessandro Casalis

Alessandro Casalis aveva 45 anni quando nel 2022 ha dovuto affrontare la sfida più importante della sua vita: un trapianto di fegato. 

La sua malattia autoimmune che per dieci anni era riuscito a tenere sotto controllo, non gli avrebbe lasciato scampo. Ma da quell’esperienza è nato qualcosa di positivo. Torinese di nascita, ma da anni lusernese d'adozione, Alessandro ha deciso di non mettere da parte il proprio vissuto e di dedicarsi alla sensibilizzazione sulla donazione di organi attraverso la sua grande passione: la musica d’autore.  

“Per me la musica è diventata un canale di sfogo. L’anno dopo il trapianto ho organizzato un concerto a sostegno dell’associazione AITF, che ha sede alle Molinette, per diffondere la cultura del dono. Hanno partecipato diversi amici tra cui Vicio dei Subsonica, Mao, Tommaso dei Perturbazione, Bunna degli Africa. Da lì è iniziato tutto”. 

Qual è oggi il tuo impegno per sensibilizzare sul tema? 

“Il mio obiettivo è portare a una riflessione sull’argomento. Una persona salva fino a sette persone, è un atto di puro amore. Dai e non avrai niente in cambio. Ma è naturale che se una cosa non la conosco, ho diffidenza. Il mio messaggio è: informatevi prima che vi facciano la domanda. Chi passa da un momento così difficile tende a lasciarsi alle spalle l’esperienza e quindi le persone ingaggiate sul fare diffusione, non sono tantissime. Per me è importante il fatto che riesca a farlo attraverso la musica, uno strumento potente. Dopo il concerto ho iniziato il progetto di storytelling “L’amico che non conosco”, in cui porto in giro la mia storia attraverso le canzoni. Canzoni che non sono state scritte per il progetto, ma che ci cadono perfettamente dentro. Una volta l’anno organizziamo un evento con il coinvolgimento di AIDO, il 10 ottobre sarò sul palco del Teatro Incontro di Pinerolo insieme a Carlo Peluso, Alessio Boschiazzo e Cato Senatore per una serata di musica e sensibilizzazione”. 

Nel tuo percorso ti è capitato di collaborare sia con musicisti che con personaggi del mondo dello spettacolo, chi ti ha lasciato un bel ricordo? 

“Abbiamo un’amica in comune con Luciana Littizzetto. Lei si è spesa molto su questo argomento, abbiamo partecipato ad alcuni eventi insieme. Ricordo quello alla Nuvola Lavazza per i 4 mila trapianti raggiunti a Torino in cui presentava gli spot pubblicitari sul tema che oggi si vedono anche agli sportelli dell’Anagrafe”. 

Quali sono i prossimi progetti? 
“Oltre ai concerti, stiamo portando avanti il progetto di storytelling nelle aziende che hanno un programma di welfare rivolto ai propri dipendenti. Il prossimo sarà con un’azienda di Alba”. 

Qual è il sogno non ancora realizzato? 
“Un po’ l’ho realizzato in realtà: ovvero di essere vivo e di essere qua a raccontare questa esperienza. Quando sono entrato in ospedale avevo questa patologia, ma non ero in lista d’attesa, in quelle due settimane ho “scalato la classifica”, quindi il mio desiderio era di essere ancora vivo. Da un altro punto di vista, è quello di non perdere tempo. Dobbiamo concentrarci sulle cose che ci fanno stare bene perché il tempo è limitato e bisogna dedicarlo a cose di valore”. 

Chiara Gallo

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