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Politica | 22 novembre 2022, 18:45

Speroni ricorda Maroni: insieme ad Arcore e al Quirinale. Quella volta che con Bossi la vernice si rovesciò sull’auto della mamma di Bobo

Il bustocco incontrò Berlusconi insieme a Maroni per le trattative che portarono al governo che vide entrambi ministri: «Roberto era più negoziatore di me e feci andare avanti lui». Erano insieme al Colle quando un ritardo per un chinotto che non si trovava mandò in fibrillazione i cronisti. E poi i viaggi per tornare a Malpensa e gli aneddoti, come quello, riferito a Speroni dal Senatur, di una fuga finita con i sedili della Cinquecento della mamma di Bobo imbrattati di vernice

Speroni ricorda Maroni: insieme ad Arcore e al Quirinale. Quella volta che con Bossi la vernice si rovesciò sull’auto della mamma di Bobo

Insieme nelle prime trattative con Berlusconi per formare il governo nel 1994, insieme al Quirinale da Scalfaro per le consultazioni e, insieme, ministri nel primo esecutivo guidato dal Cavalieri. Ma anche fianco a fianco sul volo che il venerdì li riportava da Roma a Malpensa.
E, anche quando gli incarichi politici li hanno allontanati, i contatti non sono mai venuti meno.
Un forte legame unisce due leghisti della prima ora come il bustocco Francesco Speroni e Roberto Maroni, scomparso oggi a 67 anni.

«Ho iniziato a conoscerlo agli inizi del ’90 – racconta Speroni –. Lui è stato uno dei primi leghisti quando Bossi ha cominciato a muoversi politicamente, ma dopo qualche tempo si è preso una pausa, dedicandosi prevalentemente all’attività professionale. Per cui, quando sono entrato in Lega nell’86, si sentiva che c’era Maroni, se ne parlava ma non si vedeva. Tanto è vero che non si è candidato alle elezioni politiche dell’87 e neanche alle regionali. Poi è riapparso e nel 1992 è stato eletto alla Camera e da lì abbiamo cominciato a frequentarci anche intensamente. Io era presidente del gruppo al Senato, lui alla Camera, quindi c’era un interscambio continuo».

Presto il rapporto si intensificherà ulteriormente: «Nel ’94 – ricorda l’ex ministro ed ex eurodeputato del Carroccio – Berlusconi voleva avere dei contatti con la Lega e chiamò noi due. Siamo andati insieme ad Arcore, una volta con la sua macchina, una volta con la mia. La terza è venuto anche Umberto Bossi e da lì è nata l’alleanza e il governo. La trattativa è cominciata insieme, poi io mi sono un po’ defilato perché non mi piaceva il meccanismo per il quale si parla più di poltrone che di programmi. Maroni era più negoziatore di me, quindi è andato avanti lui, poi il sigillo l’ha messo Bossi».

Speroni e Maroni saranno ministri di quel governo: il primo alle Riforme istituzionali, il secondo all’Interno.
«Anche per ragioni logistiche, finito il Consiglio dei ministri, il venerdì pomeriggio andavamo insieme a prendere l’aereo. Lui aveva l’obbligo del volo di Stato per ragioni di sicurezza e “saltavo su” anch’io per andare a Malpensa, quindi come minimo un’ora di chiacchierata ogni settimana ce la facevamo».
E in quelle circostante emergeva una persona non solo «molto capace», ma anche «scherzosa, di buona compagnia. Uno con cui vai volentieri a mangiare fuori, al di là dei rapporti politico-istituzionali».

I due, tra l’altro, ebbero modi di recarsi insieme al Quirinale. In occasione delle consultazioni per il nuovo governo, incontrarono il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, il quale chiese loro cosa volessero da bere. I leghisti optarono per un chinotto. Una semplice richiesta a cui fece seguito una lunga attesa.
Evidentemente al Quirinale non avevano questa bevanda. Un banale contrattempo che attirò l’attenzione dei cronisti, che all’uscita dei due esponenti della Lega cercarono di capire le motivazioni di un confronto così prolungato.

Le strade di Maroni e Speroni si separarono quando quest’ultimo scelse di diventare eurodeputato.
«Ci vedevamo comunque alle riunioni del Consiglio federale e in altri momenti legati alla politica», spiega il bustocco. L’ultimo incontro risale a una presentazione a Varese di un libro di Maroni di qualche tempo fa. Poi, con la malattia, i contatti sono proseguiti telefonicamente. «Ci siamo sentiti alcuni mesi fa. Avevamo anche combinato un appuntamento, però all’ultimo mi ha richiamato dicendo di non venire perché non si sentiva bene. Poi è arrivata la notizia di oggi».
Attesa, per chi era a conoscenza della situazione, ma non per questo meno dolorosa.

Oggi riaffiorano i ricordi di decenni trascorsi insieme. E i piccoli aneddoti, quelli che cementificano rapporti e amicizie: «Bossi, parlando dei primi tempi della Lega, quando io non c’ero ancora, raccontava di quando andavano in giro con la Cinquecento della mamma di Maroni con la latta di vernice a scrivere sui muri. Una volta, scappando dopo aver visto dei poliziotti o carabinieri, nella fretta la vernice si rovesciò sulla macchina. La mamma di Roberto, naturalmente, non la prese bene…».
Piccoli aneddoti, appunto, che strappano un sorriso anche nel giorno del dolore. E che testimoniano quella passione che, anche dopo anni nelle istituzioni, non ha mai abbandonato Roberto Maroni. E che tutti oggi, da ogni fronte, gli riconoscono.

Riccardo Canetta

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