Emanuele Mei, documentarista di Alassio, impegnato nell’ultimo decennio in progetti a lungo termine con finalità sociali e di approfondimento in Est Europa, Asia e nell’area del Mediterraneo, attualmente si trova a Odessa, in Ucraina. Raggiunto da Savonanews, ci racconta: “Non sono qui per caso, non sono ‘incastrato’. Sono partito il 21 febbraio volontariamente, con piena consapevolezza e lucidità. Ho la tessera di foto giornalista rilasciata da un’agenzia di stampa tedesca, ma non sono un reporter di guerra. Mi occupo di documentari sociali a lungo termine e ho concluso da poco un lavoro su post-bellico in Bosnia-Erzegovina, a Sarajevo. Per chiudere il cerchio, ho sentito l’esigenza emozionale di venire qui e raccontare ciò che sta accadendo in Ucraina”.
Il documentarista alassino ha scelto quindi di vivere la guerra, per poter raccontare i sentimenti dei civili e mostrare una prospettiva diversa da quella comunemente diffusa attraverso i media, focalizzati su morte al fronte, soldati, caos, bombe e missili. Un racconto quotidiano, anche sui suoi canali Instagram e Facebook, preciso, che restituisce la fotografia di quanto accade, per stimolare delle riflessioni molto importanti: “La guerra ha delle conseguenze ed è assolutamente necessario riflettere sugli effetti che questo modo di risolvere le controversie porta , che è estremamente sbagliato. Questo è ciò in cui credo, questo il motivo per cui sono qui - spiega -. Spero che finisca presto. Le persone qui stanno patendo le pene dell’inferno, le sto patendo anch’io, nella speranza di riuscire a restituire queste sensazioni al mondo, che ora è in apprensione”.
Mei documenta con costanza una situazione chiaramente di forte tensione, dove le persone, superati i primi 2 giorni di attacco fuori da Odessa, stanno riprovando a uscire di casa per vivere in modo pseudo normale “anche se nelle ultime 24 ore la tensione è aumentata, anche per la comunicazione di un imminente attacco a Odessa, che per ora non c’è stato, ma le sirene ci sono e gli aerei passano”.
Mentre quindi le forze russe intensificano l'offensiva sulle città ucraine, Kherson ha annunciato che la città è caduta nelle mani dei militari di Mosca. “A Kherson sta succedendo il finimondo – prosegue - fino a ieri sera combattevano, il municipio era assediato, il sindaco circondato, la città poi è caduta. Questo preoccupa molto, pone Odessa come tappa successiva”.
“Ci informiamo attraverso i canali Telegram – spiega Mei - poi ci sono i passaparola, ma bisogna fare discernimento, perché alcuni non sono fatti reali. In generale comunque i canali Telegram avvisano la popolazione di quanto accade. Da alcune foto pubblicate su questo social, sembra che alcune navi si stiano avvicinando a Odessa, ma non posso confermarlo”.
In vista, purtroppo, di un progressivo peggioramento, la gente presso i supermercati ha fatto scorte, “ma sono aperti normalmente con approvvigionamenti costanti. È stata vietata la vendita dei superalcolici, ma per il resto gli scaffali sono riforniti normalmente. È possibile pagare con carta di credito. Il bancomat, durante i primi giorni di conflitto, erano fuori uso, ma progressivamente li stanno rimettendo in funzione”.
“Chi desidera lasciare la città per raggiungere posti più sicuri, se ha l’auto, può farlo al momento. Può contattare l’ambasciata o tramite l’unità di crisi, ma non ci sono corridoi particolari. Io al momento resto qui – conclude – ma potrei e vorrei spostarmi al confine a giorni per documentare l’esodo ai valichi, il progetto è quello. Vediamo gli sviluppi nelle ultime ore”.






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