Sport | 14 gennaio 2022, 14:25

Il caro bollette mette in ginocchio le piscine astigiane e piemontesi che chiedono di applicare il 110% per l'efficientamento energetico. In campo anche i sindaci di Asti, Nizza e San Damiano [LE TESTIMONIANZE]

"Non facciamo business, facciamo sport", il grido di dolore dell'intero settore. Luca Albonico del Csr e presidente regionale FIN: "Non possiamo ribaltare gli aumenti sulle tariffe, sarebbero altissimi"

Il caro bollette mette in ginocchio le piscine astigiane e piemontesi che chiedono di applicare il 110% per l'efficientamento energetico. In campo anche i sindaci di Asti, Nizza e San Damiano [LE TESTIMONIANZE]

Alcuni settori già pesantemente piegati da pandemia e lockdown rischieranno, in questo 2022, conseguenze drammatiche, dato che il primo trimestre del 2022 porterà con sé aumenti in bolletta pesantissimi: +55% per l’elettricità, +41,8% per il gas. Una mazzata per tutti, dalle famiglie al settore degli impianti sportivi, che stanno per spegnere le 2 candeline sulla torta più amara della loro storia.

300 giorni di chiusura e ora... gli aumenti

Impianti sportivi che, soprattutto in presenza di piscine, dovranno fare i conti con gli aumenti, abbinati al crollo degli iscritti, senza contare i 300 giorni circa di chiusura dello scorso anno per cui i ristori arrivati sono stati assolutamente inadeguati.

"Questo 'scherzo' - commenta amaramente Matteo Palumbo dell'Orangym di Nizza Monferrato - ha già iniziato a costarci parecchio. Già a novembre la bolletta, che si aggirava solitamente sui 3800 euro, è già arrivata, a novembre, a 5.900. Si stima che solo per Orangym la spesa per la corrente si aggirerà sui 22mila euro".

Fare i conti è davvero difficile, perché Matteo e i suoi soci hanno 5 impianti oltre a Orangym: il palazzetto dello sport e il campo a 7 San Paolo di Canelli, la piscina comunale estiva e la palestra di Nizza e il Dlf di Asti.

Si applichi il 110% per l'efficientamento energetico negli impianti sportivi

"Le nostre associazioni di categoria nazionali - ci spiega - avevano fatto richiesta di poter applicare la misura del 110% per l'efficientamento energetico che ci aiuterebbe. Siamo sopravvissuti al lockdown, ma molti di noi, soprattutto nelle grandi città hanno chiuso. Noi abbiamo aperto solo nel 2019 e volevamo mettere il fotovoltaico. Non ci siamo riusciti. L'utenza è drasticamente diminuita ma chiudere significherebbe non riaprire più. E c'è il dramma del personale, ci sono persone che fanno questo lavoro da 30 anni e sono in depressione".

Matteo ammette che le associazioni di categoria sono state troppo morbide e non hanno ascoltato chi lavora sul campo spesso in perdita.

La lettera di alcuni comuni a Mario Draghi e al presidente Cirio

Alcuni sindaci piemontesi, tra cui quelli di Asti, San Damiano e Nizza, Maurizio Rasero, Davide Migliasso e Simone Nosenzo, hanno indirizzato  al presidente del Consiglio Mario Draghi, ai ministeri dell’Economia e Finanze, Sviluppo Economico e Politiche Giovanili e al presidente del Piemonte Alberto Cirio un appello con il quale si chiedono interventi urgenti per le piscine (comunali).

"I gestori o le amministrazioni comunali - si legge - non hanno più la possibilità di poter sostenere autonomamente queste attività. Gli aumenti subiti relativi alle utenze di energia termica ed elettrica non sono sostenibili e minano gravemente i piani economici finanziari programmati. Occorre quindi un sostegno nella creazione di un ammortizzatore del caro bollette con un aiuto da parte delle istituzioni e la creazione di un fondo regionale".

Inoltre nella lettera si legge anche che "Le piscine sono impianti energivori per eccellenza e questa situazione, se non si interviene immediatamente, porterà al default per la maggior parte delle strutture. Molti impianti, infatti, chiuderanno e le amministrazioni, purtroppo, si troveranno a gestire situazioni complicate. Oltre che il gravissimo danno per la perdita di anni di lavoro, di professionalità, di consolidati servizi di natura sociale e sportiva, si verificheranno ripercussioni pesanti anche sul patrimonio impiantistico pubblico. Una piscina chiusa subisce un deperimento strutturale e tecnologico velocissimo: dopo mesi di chiusura necessita di importanti interventi manutentivi. Il Piemonte ha un patrimonio impiantistico natatorio il cui valore ammonta ad oltre 150 milioni di euro".

Fa i conti con due anni di crisi del settore e un impatto notevole di aumenti, anche Luca Ragazzon, socio della Palestra Fidia di Asti, impianto che ha la sua piscina e la Scuola Nuoto.

"Tra corrente elettrica e metano noi siamo sui 25mila euro all'anno, con il rincaro si stima di arrivare a circa 40mila euro e l'inverno inoltre è particolarmente freddo. Cosa fai? Aumenti gli ingressi agli utenti che sono inoltre diminuiti drasticamente, aggiungendo gettoni per doccia e phon? E giusto per mantenere un servizio perché di guadagnare non se ne parla. Chiudere innescherebbe un meccanismo pazzesco. Stiamo cercando di capire se ci saranno nuove regole. La gente ha paura di ammalarsi. E i ristori che sono arrivati sono stati ridicoli".

"Non facciamo business, facciamo sport!"

A fare ancora più luce su quanto la situazione sia drammatica è Luca Albonico del Csr (Centro sportivo Roero) e presidente regionale FIN (Federazione Italiana Nuoto).

Tra le strutture che gestisce c'è anche la piscina comunale di Asti, oltre quelle di Alba, Cuneo, Savigliano e Sommariva Perno.

"Con molti comuni si erano fatti progetti per sopportare le conseguenze. Il Comune di Asti ci ha dato la proroga sulla gestione, ma oggi si aggiunge il caro bolletta che per le piscine non ha molte alternative - riflette amaro - e non possiamo certo ribaltare gli aumenti sulle tariffe. Siamo impianti pubblici con tariffe agevolate e gli aumenti sarebbero altissimi".

Come Associazione di categoria e Federazione si sta studiando qualche soluzione e ammortizzatore per questa specifica tipologia di impianti con consumi molto alti.

"Siamo molto attenti agli aspetti energetici - rimarca Albonico -. La piscina di Asti viene coperta ogni sera e stiamo chiedendo di estendere il 110% a tutta l'impiantistica sportiva. I gestori hanno bisogno immediato di aiuti, le piscine stanno lavorando in perdita". 

Si parla di 6/700 KWh annui, 100mila metri cubi di metano e una spesa di 150/170 mila euro.

"Non facciamo business - continua Albonico - facciamo sport e quando si va in pareggio è già soddisfacente. Il problema va affrontato da Governo e Regione".

I gestori del Piemonte hanno anche aperto il gruppo Facebook Salviamo le piscine.

"Stiamo vivendo alla giornata sperando che qualcuno ci venga in aiuto, la situazione è preoccupante e si stimano, in generale, cali del 30/35%. Per le piscine avere un utente o 100 non cambia molto. Si deve scaldare comunque e il personale deve essere presente".

Betty Martinelli

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