“Alla fine, dopo un lungo e tortuoso percorso, ci siamo ritrovati quasi esattamente al punto di partenza.
Ognuno può vederla come gli pare, ma la situazione di parità emersa dal voto dimostra che il punto di equilibrio raggiunto in questi anni non era poi così sbagliato”.
Federico Borgna non si scompone di fronte all’esito del voto che ha determinato i nuovi assetti del Consiglio Provinciale.
Può permetterselo, dal momento che non era parte in causa e ancor più perchè sa che nessuno, nei prossimi mesi, ha interesse ad assumersi la paternità di manovre destabilizzanti.
Il dato scaturito dalle urne è di sostanziale parità: 5 a 5 tra centrosinistra e centrodestra con la novità della lista “Granda in Azione”, targata Calenda-Costa, che ha espresso due consiglieri e che – secondo alcuni - potrebbe far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra.
A temere è soprattutto il Pd, che sapendo dei rapporti tra Costa e Cirio teme un accordo a destra a suo danno.
Ma quest’eventualità esiste?
Davvero qualcuno pensa che nei restanti mesi che restano a Borgna alla guida della Provincia, Azione intenda disseminare di mine il Palazzo di corso Dante?
Enrico Costa aveva dichiarato mesi fa – e non lo ha mai smentito – che la fiducia a Borgna era fuori discussione.
Del resto, come farebbe un consigliere comunale della sua maggioranza, Vincenzo Pellegrino, espressione di “Centro per Cuneo”, neo eletto, a schierarsi contro Borgna in Provincia e poi essere al suo fianco in municipio?
È invece verosimile che Costa e i suoi siano più interessati alle future alleanze per Cuneo che non a tattiche da guerriglia in Provincia.
Francamente, fatichiamo ad immaginare il parlamentare monregalese, braccio destro di Carlo Calenda, avventurarsi su questo terreno.
E poi con quale finalità, visto che Borgna, nei prossimi mesi, può essere una sponda formidabile quando il confronto col Pd si farà più serrato?
Possiamo essere smentiti dai fatti perché la politica di questi tempi non difetta di sorprese, ma immaginare che siano i “calendiani” a rendere ostica la vita a Borgna nei pochi mesi che gli restano al timone dell’Amministrazione Provinciale è esercizio nel quale non ci sentiamo di cimentarci.
L’impressione è che tutto ciò che succederà di qui in avanti ha come orizzonte le elezioni amministrative e quindi il dopo-Borgna, sia in senso municipale che provinciale.
Il presidente mangerà, dunque, sereno il panettone e anche la colomba pasquale.
Infatti, quando gli chiediamo che succederà dopo il voto che ha visto quattro liste contendersi 12 seggi, non tradisce particolare preoccupazione di ordine politico.
“Il dato che emerge dal voto – risponde – è la necessità inequivocabile di dialogo, altrimenti non si va da alcuna parte. A maggior ragione in questo momento di riacutizzazione della pandemia con tutte le conseguenze che ne derivano. Questo lo dico non tanto per me che sono in scadenza.
Ritengo la riflessione imprescindibile per chi verrà dopo di me. Un ente di secondo livello qual è la Provincia non può essere governato a colpi di maggioranza.
Se ho un rammarico dopo aver visto l’esito di queste votazioni – aggiunge Borgna – è che non tutti i territori saranno rappresentati in Consiglio. Questo è un problema a cui in futuro dovranno essere trovate soluzioni.
Un’area vasta come la nostra richiede che tutti abbiano una congrua rappresentanza”.
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