Politica | 14 ottobre 2021, 08:08

"Il mio primo voto a 18 anni: un'emozione e il dovere civico e morale di una scelta"

Un ragazzo scrive e racconta la prima partecipazione a una tornata elettorale

"Il mio primo voto a 18 anni: un'emozione e il dovere civico e morale di una scelta"

Gentilissimo Paolo Damilano

Buongiorno,

sono un ragazzo di diciotto anni che ha provato per la prima volta nella vita l’emozione di andare a votare. Il voto, per me, non rappresenta soltanto un dovere civico e morale, ma è molto di più: è il poter fare un passo in avanti verso l’età adulta; è l’avere la possibilità di scegliere un candidato che meglio possa rappresentarmi; ma soprattutto è la responsabilità di prendere una decisione estremamente importante, ma anche difficile, in quanto ognuno di noi ha la facoltà di indirizzare le sorti del paese o della città in cui vive. 

Tengo a dirLe inoltre che ho votato per Lei, semplicemente per il fatto che abbiamo una visione molto simile della nostra città: Torino dopo essere stata un’importante polo industriale e aver perso il gruppo Fiat e tutto il lavoro che esso comportava, ha la necessità di rinascere, di rialzare la testa, di poter davvero diventare grande.

Può sicuramente immaginare la mia delusione, e anche quella di tutti gli altri che L’hanno votata, nel vederLa arrivare secondo. Oggi dopo il risultato del primo turno delle elezioni mi sono sentito in dovere di lottare per una causa in cui credo, lo sviluppo della città in cui vivo, nel tentativo quindi di provare a convincere anche soltanto una persona a fare la scelta giusta tra due settimane. È per questo motivo che Le scrivo, per offrirLe i miei punti di vista, sperando che li possa leggere e, magari, anche solo considerare.

In questo ultimo anno mi sono appassionato al mondo della politica e della campagna elettorale. Sono assolutamente consapevole che molto probabilmente non ho le competenze, l’esperienza o forse neanche l’età per poter dire cosa si potrebbe fare per farLa vincere. Tuttavia, ho notato alcuni fattori che potrebbero aiutarLa. Innanzitutto, ritengo che vadano assolutamente considerati due approcci, riguardanti il modo con cui condurre la campagna elettorale, che hanno portato a importanti risultati: quello del Sindaco Chiara Appendino nel 2016, per la sua insistenza nelle periferie, e quello del Ministro Carlo Calenda a Roma, con la lista civica più votata dai cittadini della capitale.

Da quanto ho capito leggendo qualche dato riguardo queste elezioni nella periferia torinese pochi cittadini si sono presentati alle urne; ciò significa che nessuno dei tre principali candidati, Lei, Stefano Lo Russo e Valentina Sganga, è riuscito a fare breccia. Il centro di Torino invece è storicamente una “roccaforte” del centro-sinistra, e pertanto in larga parte probabilmente andrà a votare il Suo avversario. Di conseguenza Lei dovrà insistere con tanta determinazione su tutte quelle donne e su tutti quegli uomini che probabilmente hanno ritenuto di essere stati traditi dalla politica in questi anni, oppure di non aver incontrato nessun candidato o candidata che si interessasse veramente alle questioni di primaria necessità dal loro punto di vista. Ritengo che i cittadini, in quanto diretti “sperimentatori” della vita quotidiana, conoscano meglio di chiunque altro i reali problemi che devono essere risolti. Inoltre, credo che, come nel 2016 il Sindaco Piero Fassino aveva dimostrato di essere un politico troppo di vecchio stampo, o comunque troppo lontano dalle novità alle quali il mondo guardava, anche il Suo avversario Stefano Lo Russo lo stia facendo ora. Questo aspetto va assolutamente sfruttato: Lei dovrebbe apparire come l’uomo di tutti; come un Torinese che ha deciso di scendere in campo per cambiare il trend di amministrazioni pubbliche di centro-sinistra che spesso hanno portato a risultati insoddisfacenti; Lei dovrebbe apparire come colui che abbandona i propri interessi, per entrare nel mondo della politica spinto da un forte senso del dovere e da un impressionante amore per la propria città. E ora con queste parole posso collegarmi all’altro riferimento.

Il fenomeno a Roma di Carlo Calenda è veramente singolare ma forse anche molto indicativo: le persone si sono stancate dei partiti, dei loro membri e delle loro promesse non rispettate; hanno voglia di credere in una persona capace, che conosce i problemi della propria città e che non si tira indietro di fronte alle difficoltà. Non a caso l’indice di gradimento dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, non appartenente a nessun partito, è alle stelle, sicuramente di gran lunga superiore anche rispetto al leader attualmente più amato dagli Italiani, Giorgia Meloni. Ritengo pertanto che Lei debba seguire l’esempio di queste persone, dovrebbe calcare molto sul fatto che si è presentato con una lista civica, alla quale anche tre dei più importanti partiti dell’attuale panorama politico si sono appoggiati. Tuttavia. è altresì fondamentale dimostrare a tutte quelle persone scettiche nel votarLa, a causa della Sua vicinanza a leader come Matteo Salvini e Giorgia Meloni che Lei in realtà è un uomo libero da tutti quei dettami tipici dei partiti; inoltre dovrà convincere tutti che, se e quando verrà eletto, non si sottometterà mai a sondaggi, ordini o voleri di altri perché invece inseguirà e vorrà sempre e soltanto il bene per la città di Torino.

In conclusione, come ha sempre fatto Lo Russo in questi mesi di campagna elettorale, deve confutare il suo programma, semplicemente dicendo che, oggi, a Torino e, soprattutto, alle donne e agli uomini delle periferie, che magari non hanno lavoro oppure stanno per perdere la propria casa, non serve a nulla vedere un marciapiedi, un’aiuola o una strada rifatta, se non hanno i soldi per mangiare. Dovrebbe dire loro che grazie ai soldi che arriveranno per il PNRR si potrà costruire una nuova e fondamentale rete lavorativa che farà crescere economicamente la città di Torino e quindi comporterà migliori condizioni per tutti, specialmente per i più poveri. Per carità vedere l’erba tagliata o una strada appena asfaltata piace a tutti, ma se il lavoro, sulla quale è fondata la Repubblica Italiana, secondo il Primo Articolo della Costituzione, manca, allora quella strada non avrà alcun valore. Tuttavia, è fondamentale apparire come uno del popolo, come uno di loro, anche nelle apparenze: quindi dovrà essere vestito come loro, mangiare come loro e anche parlare come loro. Ritengo che Lei dovrà andare ogni giorno, dalla mattina alla sera, in queste zone, a parlare con cittadini e a creare delle “amicizie”. Ma sono anche abbastanza sicuro che l’evento in Piazza del Popolo a Roma, tenuto da Carlo Calenda, gli abbia permesso di ottenere quel risultato sorprendente, di conseguenza ogni giorno dovrà avere un palco e un microfono con i quali parlare e convincere le persone a votarLa. Dovrà insistere sul fatto che lei non è un politico, ma è un Torinese sceso in campo per cambiare le cose. Dovrà usare anche i mezzi di oggi, Instagram sarà fondamentale. Dovrà tappezzare la città di cartelloni pubblicitari, distribuire volantini con il Suo programma, il Suo volto e il Suo nome devono essere assolutamente impressi nella mente di tutti, in modo che La votino.

Con questi consigli spero di aver espresso con la massima chiarezza possibile il mio punto di vista e spero anche di averLe offerto una nuova visione sulla dura campagna elettorale che affronterà nelle prossime due settimane. Mi scuso se sono sembrato invadente o troppo diretto, ma mi sono sentito in dovere di partecipare a una causa in cui credo.

Le auguro una buona giornata.

Marco Rossi

PS.: Ho scritto questa lettera martedì 5 ottobre 2021 perché ritenevo di dover dare una mano in una causa in cui credo. Ho deciso di pubblicarla per esprimere il mio punto di vista anche ai miei concittadini. Ho anche deciso di non inserire il mio nome reale, ma di usare uno pseudonimo. Questa scelta è stata semplice: sono un ragazzo di diciotto anni che è andato a votare per la prima volta; sono anche una persona normalissima, che ha una vita normalissima, per cui ho scelto uno pseudonimo come Marco Rossi in quanto credo che sia uno dei nomi più comuni in Italia, proprio a indicare che sono un normale cittadino. La ringrazio profondamente per aver speso del tempo per aver letto quanto ho scritto e spero di aver suscitato in voi qualche riflessione. 

Marco Rossi

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