Si è aperto, in tribunale, a Cuneo, il procedimento penale a carico di un giovane di origini marocchine che fino all’estate del 2019 viveva a Mondovì con i genitori e i due fratelli, un maschio e una femmina. Secondo la Procura il ragazzo in quell’anno avrebbe maltrattato e picchiato la sorellina, all’epoca dei fatti, e tutt’ora, minorenne. Il capo d’imputazione è aggravato dall’applicazione della Legge del Codice Rosso e dalla condizione di “minore” della parte civile.
In aula, davanti al Collegio, sono stati sentiti alcuni testimoni del pubblico ministero che hanno cercato di approfondire la vicenda.
“Conosco la ragazzina da quando è nata- ha riferito una testimone, ex responsabile del centro ascolto della Caritas-. 23 anni fa ha conosciuto la mamma dell’imputato che era arrivata dalla Campania. Raccontava che suo figlio, mentre era agli arresti domiciliari, picchiava la sorellina, ma lei non prendeva nessuna decisione. Era in uno stato di nervosismo e di un’agitazione tremenda. Suo figlio voleva che la sorella venisse su con un’educazione strettamente musulmana ma lei era molto vivace e piena di vita. La figlia aveva frequentato le scuole, ma inizialmente non era riuscita ad ottenere i risultati per via del clima che c’era in casa”.
Una sera di luglio del 2019 la testimone ha raccontato di essere stata contattata dalla mamma perchè la ragazzina era scappata e non si trovava più. “La trovammo nascosta dietro un cespuglio che piangeva”. Qualche settimana dopo la minore si presentò al pranzo della domenica alla Caritas con una spalla tumefatta, “le dissi di denunciare il fratello e qualche giorno dopo lei lo fece. Ora vive con la madre e la loro vita è cambiata moltissimo, stanno bene e la ragazza ha anche ricevuto una borsa di studio per la scuola”.
Citata come testimone dell’accusa un’assistente sociale che aveva seguito la famiglia: “Dopo gli episodi il fratello ci chiese un incontro. Ci raccontò di essere dispiaciuto e che le aveva dato quello schiaffo perché i genitori non sapevano fare nulla e lui doveva salvaguardare la sorella dalle cattive compagnie”.
Il processo è stato rinviato al 10 marzo per ascoltare gli altri testimoni.









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