Mi chiamo Riccardo Leo e vi scrivo riguardo al dibattito di questi giorni relativamente ai rimborsi, chiedendovi di poter esprimere il mio parere.
Quando ero calciatore, negli anni 90, se prendevo un accordo, che normalmente si concludeva con una stretta di mano con il Presidente della società in cui giocavo, quello era e per 10 mesi (quanto era l’accordo) percepivo la somma pattuita.
Le cose però da dire sono diverse.
Intanto la serietà delle persone che erano preposte a condurre, poi il periodo storico che era di benessere economico ed infine la competenza , relativamente alle categorie , degli addetti ai lavori.
Altra problematica che si evidenzia è che noi in Eccellenza facevamo 2 allenamenti, qualche settimana magari 3 , sempre di sera e in ritiro andavamo dopo il 15 agosto. Il calcio era contenuto in certe dimensioni: lavoravamo tutti e il calcio era un in più, che onestamente faceva molto comodo a livello economico.
Poi sono arrivati i “fenomeni” con gli allenamenti al pomeriggio e i ritiri a fine luglio...
Ecco perché si è arrivati a tutto ciò. Rimane il fatto che in questo brutto momento storico sia normale che le società interrompano i rimborsi anche perché se non ti alleni e non giochi non possono pagarti, ma attenzione: se si torna alla normalità quando un presidente prende un accordo lo deve rispettare.
Cordiali saluti.
Riccardo Leo
Ex giocatore di Busca, Cheraschese, Villafranca e Castellamonte fra le altre
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