Il Nazionale

Sport | 02 febbraio 2020, 11:05

Mauro Milanese ricorda Luciano Gaucci: «Padre padrone di un calcio umano»

L'ex giocatore e dirigente del Varese ricorda i tempi del Perugia con Gaucci: «I suoi ritiri duravano dalla domenica alla domenica. Il suo calcio era racchiuso in una vignetta, ma in quella vignetta c'erano spirito, identità e bandiere»

Mauro Milanese ricorda Luciano Gaucci: «Padre padrone di un calcio umano»

«Da noi giocatori tirava fuori il massimo. O vincevi, o andavi in ritiro e non importa se eri il Perugia e affrontavi il Milan, l'Inter e la Juve. Lui riusciva a farti sentire importante, forte, vincente, e infatti con lui il Perugia era una delle sette sorelle della serie A».
Mauro Milanese in una delle sue molte vite calcistiche è stato, ed è tutt'ora, "figlio" di Gaucci come tantissime persone che nel mondo del pallone hanno lasciato traccia, a cominciare da Sean Sogliano e Walter Sabatini ma la lista è lunghissima e include Petrachi, Polenta, Angelozzi... Come se Gaucci avesse il dono di scegliere persone che avevano un talento e, una volta toccate dalla sua bacchetta magica, fossero capaci di farlo crescere e imporsi.

«Sapeva alzare l'asticella»
dice Milanese che il 14 maggio 2000 era in campo quando il Grifo tolse lo scudetto alla Juve, ora amministratore unico della Triestina. «Abbiamo rubato un po' tutti, chi pochi chi tanto, da lui. Io gli ho portato via il bastone e la carota, anche se le irruzioni sue nello spogliatoio e al campo sono inavvicinabili. Quel suo modo di andare schietto e deciso davanti ai giocatori, aprendo una breccia, è inimitabile, e lo rendeva vicino alla gente anche perché andava contro una categoria considerata privilegiata».

Il calcio di Gaucci «dava l'idea di essere verticale, senza ipocrisie, senza veli, poteva piacere o non piacere ma era sostanza». «Lui piombava in spogliatoio - racconta Milanese - e ci mandava in ritiro dalla domenica dopo la partita alla domenica successiva prima della partita. All'ennesimo ritiro, il capitano Matrecano gli disse: "Oggi abbiamo fatto il massimo, ci dia almeno 24 ore per stare a casa con la famiglia. Anche perché abbiamo diritto ad almeno 4 settimane e un giorno...". Replicò immediatamente: "C'è qualche altro sindacalista in squadra? Perché, se c'è, dovrebbe sapere che le quattro settimane le avete già godute a Natale, Capodanno e Pasqua". Il suo calcio era questo, forte e divertente, deciso e umano. Magari radunabile anche in una vignetta, ma in quella vignetta c'erano spirito, identità e bandiere. Con quella voce allegra e i modi da padre padrone, Gaucci rappresentava un mondo fatto da persone che prendevano sempre una decisione».

Andrea Confalonieri

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