Sport | 14 gennaio 2020, 07:10

Sirigu l'Alfa, Belotti l'Omega. In mezzo scorre il nulla

Gli altri nove in campo, senza troppe infamie ma anche senza troppe lodi, girovagano sul verde manto erboso. E Lo staff tecnico, allenatore in testa, brancola in un limbo di tenebre tecnico tattiche

Sirigu l'Alfa, Belotti l'Omega. In mezzo scorre il nulla

La frase biblica “È detto Alfa e Omega, colui che è principio e fine di tutte le cose che sono, che furono e che saranno”, a rappresentare l’onnipotenza divina, ben si attaglia alla situazione granata di questi ultimi tempi.

Abbiamo infatti un Alfa, che a dispetto del 39 che porta sulla schiena, è certamente uno dei più forti numeri uno del calcio italiano. Salvatore, di nome e di fatto, Sirigu sono almeno due anni che presidia la porta granata, conferendo la granitica certezza di una inviolabilità pressoché totale.

Ed abbiamo anche un Omega, Andrea Belotti, punta di diamante è capitano coraggioso ed indomito, che segna nei momenti che contano e, quando non segna, fa a sportellate con tutto il mondo per conquistare spazi e palloni da mettere sui piedi ai compagni di squadra, per facili realizzazioni.

Materializzata nella carne e nelle ossa dei due pilastri del Torino di oggi questa letteraria e metaforica onnipotenza, poco altro resta ai colori granata, di cui andare fieri. Gli altri nove in campo, senza troppe infamie ma anche senza troppe lodi, girovagano sul verde manto erboso, chi alla ricerca di qualche sprazzo di genio, chi desideroso di ritagliarsi scampoli di gloria personali, chi accontentandosi di tirare il novantesimo, quando un sospirato triplice fischio arbitrale manda, in doccia prima ed in discoteca poi, campioni e scarsoni.

Lo staff tecnico, allenatore in testa, brancola in un limbo di tenebre tecnico tattiche, in cui più che alla ricerca cerca di una via d’uscita, paiono interessati ad escogitare, volta per volta, l’ennesima scusa credibile a chi la vuol credere.

Il direttore sportivo, sulla cui fede granata è stato costruito ad arte il millesimo mercato degli equivoci, non sa che pesci pigliare e la dirigenza non si azzarda nemmeno a lanciare in acqua lenze ed esche, timorosa che i pesci eventualmente pigliati gli vengano sbattuti in faccia, dal presidente piuttosto che dai tifosi.

Già, anche i tifosi sembrano allo stremo. Domenica contro il Bologna, gli spalti lasciati spogli per protesta, rimbalzavano l’assordante silenzio in cui entrambe le curve, accomunate se non proprio unite da una comune insofferenza verso questa insostenibile situazione, hanno lasciato gli ex beniamini caduti in disgrazia ed il cuore si riempiva di tristezza a vedere come era ridotto uno degli stadi più belli, colorati e caldi del mondo.

Insomma, tra l’Alfa e l’Omega, motivi di orgoglio ce ne sono proprio pochi.

Mi perdonerà Robert Redford, se per concludere questo pezzo prendo in prestito il finale del suo splendido film “In mezzo scorre il fiume”. Se sostituiamo “fiume” con “Toro”, non c’è modo più calzante e commovente per descrivere i sentimenti del tifoso granata impotente davanti a questo scempio. “Alla fine tutte le cose si fondono in una sola, e un fiume l'attraversa. Il fiume fu scavato dal grande fluire del mondo, e scorre tra le rocce dall'inizio dei tempi. Sopra le rocce sostano gocce di pioggia senza tempo. Sotto le rocce sostano le parole, e alcune delle parole sono le loro. Sono tormentato dal fiume.”

E ad accrescere la nostra tristezza, la sensazione che qui da noi, in mezzo scorra il nulla.

Domenico Beccaria

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