Cronaca | 09 ottobre 2019, 18:01

Fossano: padre e figlio a processo per tentato omicidio

Il fatto risale al novembre 2015, un giovane era rimasto ferito da un colpo di pistola al volto

Fossano: padre e figlio a processo per tentato omicidio

Il procedimento iniziato questa mattina davanti al tribunale collegiale di Cuneo dovrà far chiarezza sulla dinamica dell’episodio accaduto la notte fra il 28 e 29 novembre 2015 a Fossano, una violenta lite finita a colpi di arma da fuoco e due persone rimaste ferite.

Chiamati a rispondere di tentato omicidio sono A.K. e il figlio R., fossanesi di origine rumena. Il ragazzo che fu colpito in volto da un proiettile, parte offesa nel processo, è T.G., italiano, di 30 anni. Ha patteggiato la pena di 2 anni e 8 mesi per lesioni personali e porto d’arma da fuoco per lo stesso episodio.

Il giovane, assistito dall’avvocato Piercarlo Botto, ha dato la sua ricostruzione dei fatti, raccontando che c’era stato un diverbio con R.K. nel locale dove avevano passato la serata con la fidanzata, la sorella di lei e il fidanzato di questa. Fuori dal bar, la lite era continuata e R.K. aveva colpito con la fibbia della cintura la sua ragazza, che si era messa in mezzo ai litiganti per dividerli.

I quattro erano andati subito dopo alla sala giochi della madre di T.G., dove erano rimasti le due ragazze e l’amico. Il giovane invece era andato all’officina dove lavorava per cambiare l’auto e poter accompagnare la sua ragazza in ospedale. E proprio davanti all’officina sarebbe avvenuta l’aggressione: “Arrivarono su due auto in sei: A. e R., il fratello minore e altri tre. Ho capito subito che non avevano intenzioni amichevoli. Mi hanno aggredito in quattro, ho preso un sacco di botte da A. e R. Io ero riuscito a prendere la pistola che tenevo nascosta all’esterno dell’officina perché qualche giorno prima avevano tentato di rubare alla sala giochi di mia madre. E con quella, dopo aver sparato 3 colpi per spaventarli, ho colpito A.K. ad una gamba”. T.G. avrebbe quindi cercato di fuggire in auto, ma appena avviato il motore, avrebbe “sentito un colpo in faccia”: “Ho visto solo una mano, non so chi mi abbia sparato”.

Il ragazzo era tornato alla sala giochi. Lì era crollato, aveva perso conoscenza e si era risvegliato in ospedale.

I difensori degli imputati, avvocati Caprioli e Summa, con le loro domande hanno cercato di evidenziare alcune contraddizioni ed omissioni nella sua ricostruzione di T.G.. Come per il particolare del registratore di sorveglianza della sala giochi, “nascosto” quella stessa sera. Il ragazzo ha detto di averlo messo via lui, la sua fidanzata, sentita come teste ha invece dichiarato di essere stata lei a togliere di mezzo la registrazione.

La ragazza, così come la madre di T.G. hanno riferito di non essere a conoscenza che il giovane fosse in possesso di una pistola.

L’udienza è stata rinviata per il proseguimento dell’istruttoria al 1 aprile 2020.

Monica Bruna

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