Il Nazionale

| 08 settembre 2026, 17:00

Portanier, il colore ribelle della Costa Azzurra

Cannes celebra a cento anni dalla nascita il grande ceramista che trasformò la terra di Vallauris in un laboratorio di forme, segni e colori. E per l’occasione riapre anche il suo atelier

Portanier, il colore ribelle della Costa Azzurra

Ci sono artisti che lasciano opere. E altri che lasciano un luogo, un modo di guardare, persino un odore. Quello di Gilbert Portanier è ancora nell’atelier di Vallauris dove per sessant’anni ha lavorato la terra: l’odore dello smalto, dei colori, della materia appena modellata.

È da qui che Cannes riparte per celebrare, a cento anni dalla sua nascita, uno dei protagonisti più originali della ceramica francese contemporanea.

Da oggi, 8 settembre, al 27 settembre 2026, l’Espace Miramar ospita l’Espace Miramar ospita Gilbert Portanier, les céramiques en liberté 1926-2023, una mostra che riunisce una trentina di opere tra ceramiche e incisioni.

Gilbert Portanier(c) Gaby Giordano 

Un omaggio che restituisce al pubblico un artista difficilmente catalogabile, capace di muoversi tra pittura, scultura e ceramica con una libertà creativa diventata la sua cifra più riconoscibile.

Un omaggio che restituisce al pubblico un artista difficilmente catalogabile, capace di muoversi tra pittura, scultura e ceramica con una libertà creativa diventata la sua cifra più riconoscibile.

Nato a Cannes nel 1926, Portanier studia pittura e architettura alle Beaux-Arts di Parigi e frequenta l’Académie de la Grande Chaumière.

Sans titre, 1997, terre cuite émaillée,(c) Gaby Giordano

Dopo un soggiorno a Bruxelles, dove entra in contatto con giovani pittori belgi, artisti vicini al gruppo CoBrA e surrealisti, nel 1948 sceglie Vallauris. È una decisione destinata a segnare la sua vita e la storia della ceramica del dopoguerra.

In quegli anni la cittadina della Costa Azzurra diventa un crocevia internazionale dell’arte.

Ci sono Picasso, Fernand Léger e una generazione di artisti che guarda alla ceramica non più soltanto come artigianato, ma come autentico linguaggio contemporaneo. Portanier raccoglie quella sfida senza imitare nessuno: lavora la terra rossa di Vallauris, poi quella bianca, inventa forme libere e superfici dove il colore sembra esplodere.


La main, 1996, terre cuite émaillée (c)Gaby Giordano 

La sua ricerca supera presto i confini francesi. Nel 1953 espone ad Amburgo accanto a Picasso e Léger; negli anni successivi arriva a Stoccarda e New York. Riceve premi e riconoscimenti internazionali e, nel 1970, entra nell’Académie internationale de céramique di Ginevra.

Nello stesso periodo ottiene importanti affermazioni alla Biennale internazionale di ceramica di Vallauris. Dal 1966 al 2009 collabora inoltre con Rosenthal Studio-Line, portando il suo linguaggio nel mondo del design.

A un secolo dalla nascita, Portanier torna così al centro della scena proprio nella terra che ne ha alimentato la ricerca.

La sua lezione resta quella di una materia liberata: la ceramica come pittura tridimensionale, come gesto e come colore, ma soprattutto come uno spazio di assoluta invenzione, dove la tradizione può trasformarsi continuamente in qualcosa di nuovo.

Beppe Tassone

In Breve