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Politica | 29 agosto 2026, 09:51

Primo stress-test per le truppe di Vannacci: la raccolta firme per presentare le liste alle provinciali

Dopo la promozione di Beppe Lauria a referente provinciale, in Granda si aprono i giochi a destra. Paolo Giraudo, sindaco di Roccavione, per sfidare Luca Robaldo alla presidenza, ha bisogno che la sua candidatura sia sottoscritta da almeno 420 amministratori. Ma la partita della Provincia si sta complicando anche per vari altri fattori

Primo stress-test per le truppe di Vannacci: la raccolta firme per presentare le liste alle provinciali

Definite le gerarchie sul territorio, con l’intronizzazione di Beppe Lauria, consigliere comunale cuneese a referente provinciale di Futuro Nazionale, le truppe dell’ex generale Vannacci devono affrontare il primo stress-test con le elezioni provinciali d’autunno.

Se per la presidenza la partita ha prevalentemente il sapore di una “provocazione” per innervosire Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, per il Consiglio provinciale la questione potrebbe assumere invece un significato diverso.  

Nel centrodestra c’è agitazione, anche se si cerca di mascherarla.

Tuttavia, la sfida che le truppe dell’ex generale vogliono portare in Provincia al centrodestra di governo è temeraria dal momento che deve essere superato l’ostacolo della raccolta firme che la legge Delrio richiede per la presentazione delle liste.

Se per il Consiglio provinciale i numeri sono relativamente abbordabili, più complessa è il caso della candidatura per la presidenza.

La normativa stabilisce infatti che la lista per il Consiglio debba essere  sottoscritta da almeno il 5% degli amministratori aventi diritto che, nell’ultima consultazione erano stati 2810; vale a dire che a Futuro Nazionale servono 140 firme.

Per la presidenza la percentuale sale al 15%. Significa che a Paolo Giraudo, sindaco di Roccavione, per lanciare il guanto di sfida al presidente uscente Luca Robaldo servono almeno 420 firme di sindaci e consiglieri comunali dei 247 Comuni della Granda.      

Tocca a Robaldo fissare la data della consultazione di secondo grado – ha 90 giorni di tempo a partire da fine settembre – e da quel che si sente dire le votazioni non avverranno prima di novembre inoltrato, se non nel mese di dicembre.

Un paio di mesi nel corso dei quali i “futuristi” proveranno a cimentarsi nell’ardua impresa.

Nel frattempo il centrodestra dovrà individuare una strategia col Patto Civico sempre più determinato a correre o in proprio o insieme a Forza Italia, lasciando che Fratelli d’Italia e Lega si misurino per conto loro.

L’obiettivo politico è evidente: il rafforzamento dell’area moderata del centrodestra.

Pd e centrosinistra, per il momento, stanno a guardare in attesa di capire come evolveranno gli eventi.

Sullo sfondo il messaggio sibillino di Mauro Calderoni (Pd): “Se le elezioni provinciali diventano le primarie surrettizie del centrodestra, se le faccia chi ci tiene”. 

Considerazioni che lasciano ipotizzare un possibile disimpegno, una sorta di scelta “aventiniana” tutta da interpretare, che – se attuata – avrebbe effetti dirompenti sulla politica cuneese .

Si ha un bel dire che la Provincia è un ente di secondo livello, pressochè indifferente per l’opinione pubblica.

Sarà pur vero, ma per come si stanno mettendo le cose, la questione si annuncia invece rilevante per le ricadute che, inevitabilmente, avrà sulle elezioni amministrative in calendario nel 2027.

Nella primavera del prossimo anno – a prescindere che ci sia o no l’election day con le politiche nazionali come si vocifera – andranno alle urne Cuneo, Mondovì, Savigliano, Racconigi, Barge, Bagnolo, Borgo San Dalmazzo e vari altri Comuni del Cuneese.

Di fronte a questo scenario, il presidente Robaldo deciderà di accelerare per evitare che la situazione si incancrenisca o temporeggerà finchè i termini di legge glielo consentono?

Giampaolo Testa