Si chiude il primo capitolo davanti al Tribunale di Sorveglianza nel caso di Mario Roggero. I giudici di Torino hanno rigettato l’istanza con cui la difesa aveva chiesto il differimento dell’esecuzione della pena. Il gioielliere resta quindi detenuto nel carcere di Bollate, nel Milanese.
L’istanza era stata presentata alle 10 di giovedì 16 luglio dall’avvocato Stefano Marcolini e dall’analista processuale Sergio Novani, quando Roggero non era ancora entrato in carcere e si trovava quindi in stato di libertà. Per questo motivo la difesa aveva depositato la richiesta davanti al Tribunale di Sorveglianza di Torino.
Secondo la difesa, infatti, la competenza si radica nel momento della presentazione dell’istanza. L’articolo 677, comma 2, del Codice di Procedura Penale prevede che, quando il condannato è ancora in stato di libertà, sia competente il Tribunale di Sorveglianza del luogo di residenza o di domicilio. Nel caso di Roggero, residente a La Morra, la competenza sarebbe dunque spettata a Torino, senza che le vicende successive potessero modificarla.
Nel frattempo, tuttavia, Roggero aveva fatto ingresso nel carcere di Bollate. Da qui il primo passaggio degli atti: il Tribunale di Sorveglianza di Torino aveva ritenuto competente quello di Milano, trasmettendogli il fascicolo. Quest’ultimo, però, aveva restituito gli atti ai colleghi torinesi, ritenendo che la competenza dovesse rimanere in Piemonte.
È stato quindi il Tribunale di Sorveglianza di Torino, con la giudice Elena Massucco, a pronunciarsi nel merito, respingendo la richiesta di differimento della pena avanzata dalla difesa.
Una decisione, comunicata nel pomeriggio di oggi, mercoledì 22 luglio, che conferma la permanenza in carcere del gioielliere di Grinzane Cavour.


