Non sono mancate le polemiche e le schermaglie dialettiche, ma alla fine il nuovo Piano per l'Utilizzo del Demanio (Pud) di Spotorno, col quale l'Amministrazione Fiorini cambia il fronte mare locale, portando la percentuale di spiagge libere o libere attrezzate al 40% che consente di scrivere bandi dalla durata di vent'anni, dando via al percorso di riassegnazione delle concessioni balneari, è ufficialmente un documento adottato dal Comune.
Un passaggio, il primo formale dopo gli incontri coi rappresentanti delle associazioni di categoria e l'assemblea pubblica del 28 gennaio scorso, che dà il via al percorso per la sua definitiva approvazione, seguito ora dai trenta giorni di pubblicazione e nei quali sarà possibile la presentazione delle osservazioni da parte di ogni soggetto interessato. Lasso di tempo, questo, che precede l'esame degli uffici regionali preposti e quindi la strada verso l'approvazione definitiva.
Un primo via libera arrivato senza il voto dell'assessore Sechi e del consigliere Genta “per evitare qualsiasi possibile situazione di conflitto d'interessi”, legati alla loro parentela con persone impiegate del mondo balneare locale, e dell'intera minoranza. Non sono mancati il confronto e il dibattito con la maggioranza ma, al momento del voto, i consiglieri Caviglia Bardini, Ceccarelli, Remiddi e Spiga hanno lasciato l'aula contestando all'Amministrazione essenzialmente un confronto preventivo, nel momento della redazione della bozza, insufficiente.
Accuse respinte al mittente dal sindaco Fiorini, che aveva aperto la seduta parlando di versione del Piano già modificata in maniera definita “migliorativa e più rispondente agli interessi della collettività” recependo spunti provenienti da alcuni incontri svoltisi nelle scorse settimane, pur restando invariato il saldo tra libere e concessioni. Sui 2716 metri lineari di fronte mare considerati balneabili sono previsti 25 stabilimenti balneari oltre ad altri 2 riservati alla clientela delle strutture ricettive (dagli alberghi agli aaut), 7 spiagge libere attrezzate e altrettanti “chioschi”, intesi come aree commerciali al servizio del litorale libero.
Scelte operate “per agevolare l'accesso libero al mare per tutti, in spiagge non residuali o sugli scogli”, e “mantenere il numero di imprese operanti sul demanio”, ha sottolineato il primo cittadino, parlando della durata ventennale come incentivo per attrarre investimenti portando anche servizi di pubblica utilità (come docce, salvamento, pulizia) e consentire agli eventuali subentranti, nel caso, di ammortizzare gli indennizzi dovuti ai concessionari uscenti.
Una visione complessiva contestata sotto diversi aspetti dalla minoranza. Le prime perplessità sono giunte dal consigliere Caviglia Bardini, critico verso quella che è stata definita come un'accelerata nell'applicazione della direttiva Bolkestein imposta dalla Giunta, chiedendo invece di valutare la questione con “maggiore prudenza e un confronto strutturato con opposizione, associazioni di categoria, concessionari e cittadinanza”. Questo anche fissando insieme i criteri di ridefinizione del litorale, per tutelare maggiormente le imprese balneari esistenti e il tessuto economico locale.
Argomento messo sotto esame anche dal consigliere Stefano Remiddi, che ha invitato la maggioranza a confrontarsi e “riflettere attentamente” sulle conseguenze di una scelta definita come un azzardo per il futuro della comunità figlio semplicemente dell'ideologia. Così come anche il collega Massimo Spiga ha voluto mettere sotto la lente d'ingrandimento questo aspetto legato al futuro delle attività locali, mettendo però anche in dubbio il mantenimento degli attuali standard qualitativi che la trasformazione di alcuni stabilimenti in Sla o in aree con semplici chioschi potrebbe garantire.
Argomenti che sono sfociati nell'ultima dichiarazione di voto. E se da una parte il capogruppo di maggioranza Max Magnone ha ribadito come tutto il gruppo sia stato convintamente certo di votare a favore di queste modifiche senza condizionamenti, dall'altra i consiglieri di minoranza hanno deciso di lanciare il chiaro segnale di andarsene per, come ha sintetizzato la consigliera Ceccarelli, “non mettere il nome in una delibera che compromette irrimediabilmente il futuro di una città che vive di un solo prodotto, il turismo”.



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