Tre pullman partiti all'alba, il freddo pungente di metà gennaio e la determinazione di chi non vuole arrendersi a logiche aziendali decise lontano dal territorio. È scattata questa mattina, 13 gennaio, la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di Konecta, che hanno portato la loro protesta fin sotto i palazzi della Regione, in piazza Piemonte a Torino.
A preoccupare i circa 400 addetti astigiani è il piano industriale della multinazionale spagnola: un progetto che, a partire dal giugno 2026, prevede l'accentramento delle sedi di Asti e Ivrea nel capoluogo regionale. Una decisione che rischia di scardinare la stabilità di centinaia di famiglie.
Il confronto in Regione
La manifestazione, iniziata alle 10.30, ha visto un momento istituzionale significativo. Una delegazione composta dai sindaci del territorio, dalle sigle sindacali e dalle rappresentanze dei lavoratori (Rsu) è stata infatti accolta nel Grattacielo Piemonte dagli assessori regionali al Lavoro, Elena Chiorino, e al Bilancio, Andrea Tronzano.
In prima fila, con la fascia tricolore, c'era il sindaco di Asti e presidente della Provincia Maurizio Rasero, che ha voluto accompagnare fisicamente i dipendenti nel viaggio verso Torino: "E’ una battaglia di giustizia, trasversale ed appoggiata da tutte le istituzioni del territorio", ha commentato il primo cittadino, sottolineando l'unità di intenti tra politica e parti sociali.
Le voci della politica e delle associazioni
Al fianco dei dipendenti non sono mancati gli esponenti della lista civica Uniti si può, che attraverso i consiglieri comunali Vittoria Briccarello e Mauro Bosia ha voluto evidenziare come la solidarietà, seppur necessaria, non basti più. "Saremo lì per ribadire la nostra vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti e per difendere il diritto al lavoro e alla dignità occupazionale", hanno dichiarato i due esponenti. La consigliera regionale Alice Ravinale chiede a gran voce la responsabilità della Regione e delle imprese.
Tuttavia, il loro sguardo va oltre l'emergenza immediata, puntando il dito contro la fragilità economica del capoluogo: "Riteniamo necessario essere realisti: arrivare a incidere realmente sulle scelte della testa di una multinazionale sarà estremamente difficile". Secondo Briccarello e Bosia, il vero problema è che "Asti non può permettersi di continuare a vivere senza costruire e offrire piani B concreti per il futuro, soprattutto in presenza di licenziamenti o delocalizzazioni". Il ricordo corre ai casi FedEx e Maina, ferite ancora aperte nel tessuto produttivo locale: "Ogni perdita di posti di lavoro non viene riassorbita dal territorio e questo impoverisce progressivamente il tessuto sociale ed economico della città".
La solidarietà della cooperazione
Anche il mondo della cooperazione ha voluto far sentire la propria voce. Mario Sacco, presidente di Confcooperative Piemonte Sud, ha espresso vicinanza alle famiglie coinvolte, molte delle quali vivono proprio negli alloggi delle cooperative. "Come Confcooperative Piemonte Sud diamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno ai lavoratori coinvolti nella vertenza Konecta e alle loro famiglie", ha scritto Sacco, evidenziando come in alcuni casi la crisi colpisca entrambi i coniugi.
Sacco ha poi lanciato una proposta concreta per il futuro: "Siamo anche disponibili a partecipare con percorsi formativi e di riqualificazione per inserimenti lavorativi nelle nostre cooperative che hanno carenze di personale, soprattutto nel settore socio-sanitario ma anche nella logistica e facchinaggio e in altri settori".

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