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Politica | 12 gennaio 2026, 16:13

Crisi Konecta, Appendino ai lavoratori: "La vostra battaglia è nazionale, non possiamo accettare questa dignità"

La deputata del Movimento 5 Stelle davanti alla sede di via Guerra: "Sono mille posti di lavoro, il governo non può delegare tutto alla Regione". Poi la visita a Mediacom per gli altri esuberi annunciati. Domani sciopero e presidio a Torino

Crisi Konecta, Appendino ai lavoratori: "La vostra battaglia è nazionale, non possiamo accettare questa dignità"

Oggi pomeriggio, la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino è arrivata davanti alla sede Konecta di via Guerra, insieme al collega deputato Antonino Iaria. Ad accoglierla,  decine di lavoratori con i volti segnati dalla preoccupazione.  Non servivano tante parole per capire la situazione: "La cosa più importante è vedere in faccia le persone", ha detto subito la deputata ad uno dei presenti, "perché sono quelle che alla fine portano le conseguenze".

L'incontro, introdotto dall'esponente locale Giorgio Spata,  ha ricalcato le vicende drammatiche delle ultime settimane. I dipendenti hanno ricostruito punto per punto la vicenda: il 5 dicembre scorso l'azienda ha annunciato il piano di accorpamento delle sedi di Asti e Ivrea su Torino. Una doccia fredda. "Non era una cosa che ci aspettavamo, sicuramente", hanno spiegato nella riunione improvvisata davanti all'azienda. Il problema vero, però, non è solo la chiusura. È quello che comporta.

L'impossibilità di spostarsi

"Qui la gente non si può permettere di andare a Torino", hanno scandito i lavoratori. L'80 per cento dei contratti sono part-time da 4 o 6 ore, la forza lavoro è composta per il 75 per cento da donne. Andare a Torino significa spese insostenibili: treno, parcheggio, mensa. "Con 4 ore non te lo puoi neanche permettere, proprio economicamente". E la nuova sede torinese? Non si sa nemmeno dove sarà. "Non è un vizio che uno non vuole andare", hanno sottolineato con amarezza, "è proprio che non è fattibile".

Appendino ha ascoltato in silenzio, annuendo. Poi ha preso la parola con durezza: "Questa è una p... a. Un part-time con un trasferimento di sede è ridicolo. Non hanno neanche il coraggio di dire 'sei licenziato', punto. Giocano sull'abbandono e questo è moralmente indecente".

Il tavolo bloccato e lo sciopero di domani

L'ultimo incontro con l'azienda risale al 22 dicembre. Da allora, silenzio totale. "Ci hanno detto che non vogliono rivedere il piano, sono fermi lì", hanno raccontato i sindacalisti presenti. Domani, martedì 13 gennaio, è previsto uno sciopero che coinvolgerà tutte le sedi piemontesi di Konecta, con un presidio sotto il grattacielo della Regione a Torino. "Ci aspettiamo che dopo lo sciopero o noi contattiamo l'azienda, o l'azienda contatti noi", hanno spiegato con poca convinzione.

Ma c'è anche un altro problema: a livello nazionale non è stato aperto nessun tavolo di crisi. La vicenda è stata "regionalizzata", nonostante i numeri siano giganteschi: mille persone coinvolte in Piemonte, 650 esuberi già dichiarati a livello nazionale che nel frattempo sono diventati mille. "Il problema quindi oggi sta cadendo sul Piemonte".

Il paradosso della nuova sede

Uno dei punti più assurdi della vicenda riguarda proprio la logistica. L'azienda vuole accorpare tutto a Torino, ma nella sede attuale non ci sono spazi sufficienti. "Il paradosso è che si smettono le sedi dove ci sono gli spazi per cercare una nuova sede a Torino", hanno denunciato i lavoratori.

C'è anche il sospetto che dietro questa ristrutturazione ci sia l'introduzione dell'intelligenza artificiale, un altro fantasma che aleggia sui call center. "Probabilmente in questo movimento c'è anche questa partita", hanno ammesso i dipendenti. "Eppure, anziché investire sulla formazione per gestire la transizione, l'azienda taglia" accusa Antonino Iaria. 

Appendino: "Serve una politica industriale nazionale"

La deputata pentastellata non ha usato giri di parole: "Chi fa queste cose lo vuole fare nel silenzio. Noi dobbiamo darvi voce, portare la questione in Parlamento, fare un'interrogazione parlamentare, intervenire in Aula. Domani farò un intervento a Roma, visto che voi fate lo sciopero, per portare la vostra voce là".

Appendino ha poi allargato il ragionamento: "Il governo non può pensare di delegare solo alla Regione una crisi di questo tipo. Sono mille posti di lavoro, non è una cosa regionale. E poi c'è il tema del settore: l'intelligenza artificiale sta cambiando tutto, ma la politica fa lo struzzo".

Anche il collega è intervenuto sul punto: "Questo governo non ha una visione. Il settore è in transizione in tutto il mondo, cambierà. Ma c'è una fase di transizione e se in questa fase si pensa solo a licenziare i lavoratori, non mi sembra una politica industriale furba". La soluzione, secondo Iaria, sarebbe investire sulla formazione: "Anziché perdere questa partita e poi acquistare i servizi da altre parti, investiamo per essere competitivi a livello europeo e mondiale".

La battaglia di un territorio

Appendino ha concluso con un messaggio che è andato oltre la vertenza Konecta: "La vostra battaglia non riguarda solo voi, non riguarda solo questa azienda. È l'emblema di quello di cui c'è bisogno: politiche industriali, dignità del lavoro, una gestione seria delle trasformazioni in corso. Ci stiamo perdendo pezzetti su pezzetti e non rimane niente. Io mi vergogno di vivere in un paese in cui si dice a una persona con un part-time da 4 ore: vai a lavorare 60 chilometri più in là. Io direi "Fallo tu un giorno, poi magari ne parliamo".

I lavoratori hanno ricordato che due anni fa era stata depositata una richiesta di apertura di un tavolo di crisi regionale. È ferma lì, nel cassetto. "Domani i nostri colleghi regionali lo faranno presente", hanno promesso i deputati .

Alessandro Franco

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