Il Nazionale

Cronaca | 01 gennaio 2026, 06:33

Il dramma del giovane astigiano suicida nel carcere di Quarto, l'avvocato: "Lo Stato doveva curarlo, non arrestarlo"

L'amara ricostruzione del legale Maurizio La Matina sulla scomparsa del trentottenne suicida in cella. "Era in stato di incoscienza per le sostanze, prima del carcere serviva l'ospedale. I genitori chiedono verità"

Il dramma del giovane astigiano suicida nel carcere di Quarto, l'avvocato: "Lo Stato doveva curarlo, non arrestarlo"

In un clima di profonda commozione e sconcerto, la tragica scomparsa del trentottenne astigiano, suicidatosi nel carcere di Quarto dopo un arresto per resistenza a pubblico ufficiale, apre interrogativi laceranti sulla gestione dei detenuti con fragilità psicofisiche. La vicenda, che ha scosso l'opinione pubblica cittadina, viene ora passata al setaccio dal legale della famiglia, l'avvocato Maurizio La Matina, che punta il dito contro i presunti anelli mancanti di una catena che avrebbe dovuto proteggere, prima ancora di punire.

Un arresto figlio del disagio

Tutto avrebbe avuto inizio tra le mura domestiche, dove il giovane, in un momento di estrema crisi dovuto all'abuso di sostanze, cerca aiuto dai genitori. Una situazione fuori controllo che richiede prima l'intervento dei sanitari e, successivamente, delle forze dell'ordine. "Leggo il capo d'imputazione che consiste nell'avere resistito all'intimazione di fermarsi e stare calmo e di avere fatto del male a un carabiniere, a un mignolo", spiega l'avvocato La Matina, sottolineando come la reazione del ragazzo non fosse un atto di violenza premeditata, ma l'esito di una totale incoscienza. "Era in una condizione di assoluta e totale incomprensione di quello che stava facendo, era completamente inconsapevole".

Secondo la ricostruzione del legale, il trentottenne non era un criminale incallito, ma un uomo fragile che seguiva un percorso presso il Serd e coltivava la passione per la musica come dj, collaborando con realtà locali come Jungla urbana. La sua "iper-motricità" al momento del fermo sarebbe stata l'espressione di un malessere fisico e psichico che, secondo la difesa, avrebbe richiesto un approccio sanitario d'urgenza piuttosto che il trasferimento in cella.

Il dubbio del mancato ricovero

Il fulcro della polemica sollevata dalla difesa risiede nel trattamento ricevuto dal giovane prima dell'ingresso in struttura penitenziaria. Non è chiaro, infatti, se il ragazzo sia transitato per un pronto soccorso o se sia stato condotto direttamente dietro le sbarre. "Questa è la prima anomalia. Se fosse arrivato in ospedale con la descrizione dell'intervento di due ambulanze e due pattuglie, molto probabilmente nessun sanitario lo avrebbe lasciato condurre in carcere", osserva con amarezza il legale.

L'avvocato ribadisce con fermezza che: "Prima lo stabilizzi, lo metti nelle condizioni di intendere, perché il carcere non era sicuramente la destinazione ideale per un soggetto simile. Di questo ne sono straconvinto: se c'è uno che sta male, lo Stato si deve occupare di te che stai male, non di arrestarti". Invece, dopo la visita medica in carcere e la somministrazione di Valium, il giovane è stato posto in una cella temporanea per i "transitanti", in attesa della convalida dell'arresto avvenuta il 29 dicembre.

Solitudine e carenza di personale

Oltre all'aspetto sanitario, emerge il tema critico della vigilanza all'interno del penitenziario. Durante i momenti tragici del suicidio, parrebbe che la sorveglianza fosse ridotta ai minimi termini. "A quanto pare ha agito indisturbato perché c'era solo un agente di polizia penitenziaria che si occupava di tutta la sezione", riferisce La Matina, confermando le croniche lamentele dei sindacati sulla carenza di organico.

In attesa dell'autopsia, fissata per il 2 gennaio, la famiglia chiede soltanto di conoscere la verità su quei giorni concitati. I genitori e la sorella, descritti come persone perbene e profondamente sofferenti, cercano risposte su come un ragazzo che chiedeva aiuto sia finito in una tomba di cemento. "Cercheremo in tutte le maniere di capire cosa sia accaduto, giusto perché si mettano il cuore in pace. Sono veramente molto adombrati e sofferenti" conclude l'avvocato.

Betty Martinelli

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