È una storia molto triste quella ricostruita davanti al tribunale di Cuneo da due coniugi che, spiegano, non si è potuta costituire parte civile perché ormai priva delle risorse economiche necessarie anche solo per sostenere le spese legali.
Sul banco degli imputati c’è M.P., residente a Paesana, accusato di aver ingannato i due e di essersi appropriato di tutti i loro risparmi. Per lui il pm ha chiesto una condanna a due anni e mezzo di reclusione. Secondo l’accusa, quell’uomo avrebbe dissipato il patrimonio che i coniugi avevano messo da parte in anni di lavoro, fondi destinati anche al futuro del loro figlio.
Le persone offese hanno raccontato di aver frequentato l’uomo con una certa regolarità, salendo a Paesana ogni due o tre settimane, mantenendo con lui contatti telefonici settimanali. A impressionarli sarebbe stato soprattutto lo stile di vita dell’imputato: apparentemente agiato, sempre pronto a comprare ciò che desiderava la sua compagna e senza che avesse mai avuto un impiego stabile. Raccontava di vivere grazie a una pensione di invalidità dell’esercito e grazie a investimenti gestiti insieme a un presunto broker svizzero.
E sarebbe proprio quest’ultimo a convincere il denunciante a impegnare i propri risparmi: “Durante il Covid ho detto che avevo da parte qualche soldo da investire”, aveva spiegato in aula il marito. In totale, 84 mila euro spariti nel nulla. Solo più tardi la coppia ha scoperto che gli investimenti non esistevano e che il broker era un’invenzione: il numero fornito era in realtà quello stesso dell’imputato. “Adesso stiamo cercando di ricominciare, ma è difficilissimo. Ho debiti con la banca e perfino con i miei genitori”, ha aggiunto la vittima. L’uomo avrebbe avanzato una proposta di parziale risarcimento in "cambio" di una remissione di querela da parte dei coniugi. Ma nulla è ancora stato formalizzato.
Il pm ha sostenuto che M.P. avesse sfruttato fino in fondo la fiducia della coppia, arrivando persino a fingere di rappresentare istituzioni prestigiose come l’esercito, e convincendoli di dover pagare fantomatiche sanzioni all’Agenzia delle Entrate, che lui avrebbe potuto “ridurre”.
Ma per il legale dell’imputato, nessun raggiro sarebbe stato messo in atto, anche alla luce del fatto che sarebbero stati marito e moglie a interessarsi dei suoi investimenti. Improbabile, ancora, che M.P. si fosse spacciato per un broker: “Sarebbe stato un gesto troppo sconsiderato - ha concluso l’avvocato Francesco Helmann- soprattutto sapendo che i bonifici sarebbero finiti sul suo stesso conto”.
L’udienza è stata rinviata per repliche e la sentenza.



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