Politica | 22 maggio 2020, 09:33

Sinistra Italiana Cuneo: "La pandemia ha fatto ri-scoprire alla gran parte degli italiani l’importanza dello Stato"

Riceviamo e pubblichiamo

Sinistra Italiana Cuneo: "La pandemia ha fatto ri-scoprire alla gran parte degli italiani l’importanza dello Stato"

Se in questo drammatico contesto c’è qualcosa di positivo da cogliere è che la pandemia ha fatto ri-scoprire alla gran parte degli italiani l’importanza dello Stato.

Considerato dai più un impiccio, una zavorra, un patrigno cattivo e vessatorio, oggi invece ci si accorge che per fortuna esiste. A cominciare da quanto sia preziosa la Sanità Pubblica Universale (qui ci vorrebbe però un capitolo a sé), ma, soprattutto, che di fronte alle difficoltà economiche prodotte dalla quarantena c’è un soggetto a cui chiedere, anzi da cui pretendere, un aiuto.

Un aiuto che pare mai adeguato e infatti c’è chi si lamenta perché per le partite IVA i 600 euro, aumentati adesso a 1.000, sono troppo pochi, e per molti probabilmente è così, anche se il pensiero pur scevro da pregiudizi non può non andare a quei “poveri” anche tra i titolari di partite IVA e professionisti, tra i quali i 350 notai, che rientrano tra i beneficiari. E poi ovviamente ci sono quelli che denunciano, anche in questo caso qualcuno a torto altri a ragione, che la loro categoria è stata colpevolmente penalizzata.

 Anche la Regione Piemonte ha deciso di intervenire con un proprio contributo aggiuntivo che varierà dai 1000 ai 2500 euro a favore di 37.000 titolari di attività costrette ad un ulteriore periodo di fermata. Soldi pubblici anche in questo caso, erogati, senza controlli e senza condizionalità, se non quella della dichiarazione dei beneficiari di voler proseguire la loro attività.

 Ora, a scanso di equivoci e di possibili strumentalizzazioni, diciamo con chiarezza che Sinistra Italiana non solo non si oppone, ma fin dalla prima ora si batte con determinazione dentro il Governo affinché venga garantito un concreto ed equo sostegno  economico pubblico a chi oggi si trova nell’oggettiva difficoltà imposta dal Lock Down e ciò per tutto il tempo necessario. In tal senso va ad esempio il nostro impegno per garantire il ristoro degli affitti per almeno tre mesi per tutti coloro che hanno dovuto chiudere le loro attività, alberghiere, commerciali, della ristorazione ecc.

Riteniamo però iniqua, oltreché dannosa, la logica dei bonus a pioggia. Per contrastare il disagio dove effettivamente sussiste servono strumenti di sostegno come appunto il Reddito di Emergenza che, per un periodo limitato ma congruo, possa alleviare in maniera efficace la situazione di chi oggi è in difficolta. Siano essi piccoli imprenditori, professionisti, autonomi, artigiani, commercianti, lavoratori dipendenti, pensionati o disoccupati.

Ma che siano oggettivamente situazioni di difficoltà! Questo significa ad esempio subordinare l’erogazione alla reale situazione economica e patrimoniale del richiedente, verificare la veridicità delle dichiarazioni di coloro che denunciano di aver avuto, nei mesi di chiusura forzata della loro attività, perdite in troppi casi equivalenti ai redditi normalmente dichiarati per un intero anno. Ma anche  negando i contributi tanto più se a fondo perduto a quelle imprese italiane che hanno trasferito le loro sedi nei paradisi fiscali.

Perché il problema di chi ha dato in passato e continua a dare tutt’ora il giusto contributo per alimentare le casse di questo Stato a cui si chiede oggi di intervenire non è un elemento secondario. Così come non lo è porsi fin da ora la domanda su come reperire nei mesi a venire l’ingente quantità di risorse aggiuntive necessarie per rispondere efficacemente all’ eccezionale emergenza sociale, economica e produttiva  prodotta dalla pandemia il cui superamento potrebbe richiedere tempi ancora molto lunghi.

 

 

 

 

 

 

 

 

La destra nostrana, essendo comodamente adagiata attualmente all’opposizione (una vera botta di fortuna!), non si pone assolutamente il problema, anzi alimenta e cavalca il malcontento, sia quello legittimo che quello strumentale a colpi di slogan, ricorrendo al consueto ed ingannevole mantra: “no ai prestiti europei, no a nuove tasse, anzi, sospensione generalizzata di quelle in essere per tutto il 2020, flat tax, condoni, azzeramento di ogni vincolo e controllo, compresi quelli previsti sulla sicurezza e per contrastare le infiltrazioni malavitose e finanziamenti a fondo perduto per tutti. Ovviamente guardandosi bene dal dire come concretamente reperire le immense risorse economiche necessarie e possibilmente senza trascinare l’intero Paese alla bancarotta.

 

Ma è la maggioranza di governo, della quale facciamo lealmente e responsabilmente parte, che ha l’onere, oltre ad utilizzare “eventualmente” i contributi europei, di doversi far carico di questo scottante  tema.

Un’impresa da far tremare i polsi considerato che, la sola parola “patrimoniale” provoca l’orticaria anche a molti che si definiscono di sinistra; che di modificare l’attuale sistema delle aliquote fiscali per incrementarne la progressività non se ne parla nemmeno; che la lotta all’evasione fiscale non risulta più essere tra le priorità e che persino la proposta minimale di prevedere un contributo di solidarietà, avanzata qualche tempo fa da alcuni esponenti del PD, seppur per noi insufficiente e, per certi aspetti non equa (perché rischierebbe di coinvolgerebbe solo il ceto medio/medio-alto che ha denunciato più o meno correttamente il proprio reddito, tralasciando del tutto i grandi patrimoni) pare sia stata già definitivamente accantonata.

Ecco perché insistiamo nel ribadire che oggi più che mai, oltre ad una poderosa lotta all’evasione contributiva e fiscale, al contrasto del ricorso ai paradisi fiscali, al pieno utilizzo di tutte le risorse non condizionate che potranno arrivare dall’Europa, non sia più rinviabile l’istituzione di una apposita tassa patrimoniale che immaginiamo nell’ordine del 1-1,5% da applicare a  quell’1% della popolazione italiana (circa 600.000 soggetti) che da solo detiene circa il 25% della ricchezza, ovvero una media di 4 milioni di euro a persona. Un provvedimento che, senza drenare risorse vitali alla quasi totalità di famiglie ed imprese, potrebbe rivelarsi determinante per recuperare le risorse necessarie nei prossimi mesi per finanziare investimenti e interventi a sostegno delle persone per superare o almeno limitare i danni prodotti dalla pandemia.

Una seria riforma fiscale non può che partire da provvedimenti che spostino il carico fiscale dal lavoro ai grandi patrimoni, una strada senza alternativa per evitare di penalizzare ancora una volta la stragrande maggioranza dei cittadini e orientato finalmente a quel minimo di giustizia sociale senza la quale sarà molto difficile mantenere la coesione sociale del Paese da tutti auspicata, ma già messa a dura prova da anni di politiche inique ben prima della pandemia.

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