Cronaca | 12 novembre 2019, 18:47

Condannato per possesso di un coltello e di un taglierino il 41enne che ha confessato di aver ucciso Anna Piccato a Barge

I fatti si riferiscono al mese di settembre 2018. Daniele Ermanno Bianco era stato fermato mentre stava rincasando a bordo di un motorino privo di assicurazione

Condannato per possesso di un coltello e di un taglierino il 41enne che ha confessato di aver ucciso Anna Piccato a Barge

Era stato fermato dai carabinieri mentre stava rincasando a bordo di un motorino a pochi metri dalla sua abitazione a Barge, nella tarda mattinata del 2 settembre 2018.

I militari, che lo conoscevano per i suoi precedenti, gli avevano trovato un coltello a serramanico e un taglierino che l’uomo nascondeva in tasca: Non ricordo se giustificò il motivo per cui tenesse quei coltelli. Disse soltanto che gli servivano per lavoro ma a noi risultava che in quel periodo fosse disoccupato”. Il motociclo gli fu sequestrato perché privo di assicurazione e lui era senza patente.

Daniele Ermanno Bianco, il 41enne che ha confessato di aver ucciso Anna Piccato, la pensionata settantenne di Barge trovata morta la mattina del 23 gennaio 2019, è stato condannato dal tribunale di Cuneo al pagamento di 1.500 euro di ammenda per porto ingiustificato di armi improprie. Il giudice ha riconosciuto la tenuità del fatto, mentre il pm aveva chiesto la condanna a 6 mesi di arresto.

Per la difesa ha testimoniato un agricoltore: “Bianco mi aiutava nei lavori di riparazione aree verdi e per la raccolta della verdura. Nel settembre 2018 andava a raccogliere le zucchine, e per farlo utilizzava anche il taglierino”.

Tesi sostenuta anche dallo stesso imputato, che ha detto di tenere anche un coltello perché gli capitava di perdere il taglierino: “L’ho spiegato bene anche al maresciallo, da dove stavo arrivando e quello che avevo fatto quella mattina”. Ma nel verbale non c’è traccia delle sue giustificazioni: “L’hanno scritto i carabinieri e me l’hanno consegnato solo tre giorni dopo”.

Il difensore Davide Ambrassa aveva chiesto l’assoluzione: “Il mio assistito aveva dato giustificazioni dettagliate, eppure nel verbale di sequestro quelle dichiarazioni non furono riportate”.

Monica Bruna

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