Cronaca | 21 settembre 2019, 18:00

Nel processo per diffamazione a due giornaliste Mediaset si va verso il ritiro della querela

Nel processo per diffamazione a due giornaliste Mediaset si va verso il  ritiro della querela

Sarà nell’udienza fissata il prossimo 25 ottobre che il processo con imputate due giornaliste di Mediaset per diffamazione potrebbe chiudersi prima di arrivare a sentenza. Sembra che le parti abbiano trovato un accordo con riguardo al ritiro della della querela da parte delle parti civili, in cambio di un risarcimento dei danni.

La vicenda che fa da sfondo al procedimento in corso a Cuneo fa riferimento a una serie di suicidi di adolescenti avvenuti fra il 2004 e il 2011 nel Saluzzese. Il 27 maggio 2013 il tg Studio Aperto di Italia 1 aveva mandato in onda due servizi che gettavano ombre fra le morti dei ragazzi e sette e riti satanici. Nei filmati si parlava anche del suicidio di una studentessa avvenuto due anni prima. La ragazza veniva citata per nome e comparivano anche alcune immagini dell’abitazione.

Il collegamento fra le morti degli adolescenti con la frequentazione di sette sataniche, come pure si era vociferato, era stato in seguito completamente scartato dagli inquirenti. Così come la connessione fra gli studenti stessi e una insegnante di religione interessata all’occultismo che li avrebbe turbati e influenzati. Nel 2013 l’inchiesta si era infatti conclusa in tutt’altra direzione con l’arresto dell’insegnante Valter Giordano, che nel 2015 ha patteggiato due anni per violenza sessuale su due allieve.

I genitori della ragazza, che si sono costituiti parte civile assistiti dall’avvocato Alessandra Silvestri del Foro di Milano, nel corso delle loro sofferte testimonianze in aula avevano voluto ribadire ancora una volta come la morte della ragazza non c’entrasse nulla con le sette sataniche.

Vidi un camioncino avvicinarsi al cancello di casa nostra”, aveva ricordato il padre della ventenne, che viveva insieme alla famiglia in un paesino di 6.000 anime del Saluzzese. “Si avvicinò una donna con un microfono chiedendomi cosa pensavo del satanismo con riferimento a mia figlia mentre venivo ripreso dalla telecamera. Quella stessa sera fu trasmesso un servizio in cui si dicevano tante cose false. Mia figlia non frequentava il liceo “Soleri” ma la scuola d’arte “Bertoni” così come non conosceva una certa insegnante di religione, e non era vero che fosse satanista. Noi genitori venivamo anche accusati di sapere e di non aver fatto nulla. Dopo due anni dalla sua morte eravamo ripiombati nella disperazione”.

Il padre aveva spiegato che la vera causa del suicidio fu l’estremo stato di prostrazione della ragazza in seguito alla scoperta che il fidanzato l’aveva tradita: “Iniziò a stare molto male. L’avevamo portata da psicologi e psichiatri. Purtroppo fu tutto inutile, diceva che era stufa del mondo”.

Dopo la messa in onda, i genitori avevano convocato alcuni giornalisti per cercare di bloccare l’attenzione morbosa sulla famiglia: “Le persone chiedevano, non riuscivamo neppure ad andare a lavorare. Mai ricevute, invece, smentite dalle giornaliste imputate o lettere di scuse”.

Secondo le difese, invece, all’epoca della messa in onda, i servizi fotografavano lo stato delle indagini, riportate anche in articolo pubblicato nel maggio 2013 su “Il Fatto Quotidiano”.

Ti potrebbero interessare anche: