Cronaca | 12 settembre 2019, 15:30

Cervasca, pizzaiolo a processo per tentato omicidio

Cervasca, pizzaiolo a processo per tentato omicidio

Nel settembre 2017 era stato condannato con rito abbreviato a dieci anni di reclusione per tentato omicidio, porto d’armi e ricettazione. La Corte d’Appello di Torino aveva annullato la sentenza e per il bovesano A.C. è ricominciato il processo davanti al tribunale collegiale di Cuneo.

Il 22 luglio 2015 c’era stata una sparatoria a Cervasca. Secondo la ricostruzione dei carabinieri del Nucleo Radiomobile dii Cuneo, alle prime ore del mattino K.S., un caragliese di origine albanese già noto alle forze dell’ordine per fatti di droga, avrebbe sparato al bovesano, colpendolo alla fibbia dei pantaloni. C. avrebbe a sua volta ferito l’albanese con due proiettili alla gamba sinistra.

La notte del 13 novembre, a san Giacomo di Boves, presso la pizzeria dove C. lavorava come pizzaiolo, effettuammo una perquisizione sull’auto che usava”, ha spiegato ai giudici un maresciallo dei carabinieri che svolsero le indagini. “Sotto il sedile trovammo una pistola Beretta 7,65. A quel punto C. ci consegnò gli indumenti che indossava il 22 luglio e che avevano un buco di proiettile all’altezza dell’inguine. Inoltre al momento del sopralluogo in via Cesare Pavese a Cervasca dove avvenne la sparatoria, era stato trovato anche un pezzo di fibbia di cintura, indossata dall’indagato al momento del fatto, e cinque bossoli che erano stati esplosi da una pistola e due da una seconda pistola”.

Il medico legale Roberto Testi ha spiegato che quando visitò A.C. in carcere notò una ferita “superficiale perché il proiettile si era frammentato. I frammenti di piombo erano del tutto compatibili con i bossoli trovati sulla scena del crimine”. Anche K.S. presentava cicatrici attribuibili a colpi d’arma da fuoco: uno era entrato nella coscia sinistra e un altro all’altezza del malleolo.

C. aveva raccontato una dinamica del tutto compatibile con quanto osservato: ossia che i colpi erano stati esplosi dal basso, dopo che C.stato colpito ed era caduto per terra, all’indirizzo di una persona che si stava allontanando”, ha proseguito il medico. “Se il colpo del S. non fosse stato fermato dalla fibbia, avrebbe potuto anche uccidere A.C.”.

Dalle indagini erano inoltre emerso che i telefoni in uso a K.S. e A.C. avevano entrambi agganciato le celle di Cervasca la notte fra il 21 e il 22 luglio.

L’udienza è stata rinviata per le testimonianze di altri testi dell’accusa.

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