Cronaca | 14 agosto 2019, 07:11

Un anno fa il crollo del ponte ‘Morandi’: quei secondi che hanno segnato per sempre la storia della Liguria

Un anno fa il crollo del ponte ‘Morandi’: quei secondi che hanno segnato per sempre la storia della Liguria

Sono le 11.36, la storia della Liguria è segnata per sempre. Sono le 11.45 circa, in redazione iniziano a squillare i telefoni e ad arrivare i primi messaggi confusi: a Genova è crollato un ponte. Va detto: inizialmente nessuno poteva pensare a che cosa realmente stesse accadendo. Si pensava a un viadotto cittadino, minore, o forse in qualche paese dell’entroterra. Si valutava, addirittura, se la notizia avesse o meno rilevanza sui nostri quotidiani locali, a Ponente.

Poi le prime foto, i primi video. Molti hanno appreso solo in quell’istante che ‘Morandi’ era il nome del ponte che tutti abbiamo attraversato centinaia di volte. È crollato. Il panorama di quella parte di Genova è come squarciato.

Le prime voci le prime ipotesi. Sappiamo, in cuor nostro, che le vittime saranno tante. È la vigilia di Ferragosto, traffico da bollino ‘nero’, là sopra ci saranno state decine e decine di auto. Per fortuna, poi, si scoprirà che era così, ma solo in parte. Il bilancio delle vittime e dei feriti sale di minuto in minuto, le operazioni sono difficilissime perché, come in uno strano gioco del destino, anche se siamo nel cuore dell’estate, quel giorno a Genova sembra autunno inoltrato.

Piano piano facciamo pace con l’immagine di quel ponte diviso a metà e abbiamo parole e freddi numeri per raccontare che cosa sta accadendo: 43 morti e 11 feriti. Là sotto rimangono le storie di uomini, donne, bambini, famiglie, lavoratori e vacanzieri. Il lutto di Genova è il lutto di una regione intera, di un Paese intero. Là sotto ci sono tante storie, quelle di un’Italia normale che viaggia alla vigilia di Ferragosto per i motivi più vari. Là sotto poteva esserci ognuno di noi, chiunque si sia messo in viaggio almeno una volta per le vacanze, per lavoro, per raggiungere un parente, per qualsiasi motivo.

Poi tutto si è spostato sul piano politico, la gara delle colpe e la caccia al responsabile. Giusto, ma come sempre esasperato da un desiderio di consenso spesso inopportuno. Mentre alla gente restano quei 43 nomi da piangere e le migliaia di persone che non potranno mai dimenticare quel 14 agosto 2018.

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