Cronaca | giovedì 11 ottobre 2018, 14:36

Rapina a mano armata alla gioielleria di piazza Risorgimento: a processo a Torino la figlia del boss della camorra

Rapina a mano armata alla gioielleria di piazza Risorgimento: a processo a Torino la figlia del boss della camorra

"In questi due anni ho cercato di rimuovere ogni cosa di quel giorno, ma non ci riesco. Ricordo ancora una pistola puntata in faccia, ho detto alla mia collega di aiutarmi, poi il nulla". È la testimonianza resa in aula stamattina da una delle due commesse della gioielleria "Castoro" di piazza Risorgimento, a Torino, rapinata il 19 aprile 2016 da una donna a viso scoperto e mano armata e da un complice travisato.

Per quell'episodio, che fruttó ai criminali un bottino da 15 mila euro, dopo mesi di indagini è stata arrestata Raffaella Verde, 43 anni, appartenente al clan camorristico dei Verde. Secondo il pm Mario Bendoni, che sostiene l'accusa, la donna ripresa dalle videocamere è proprio Raffaella Verde, all'epoca dei fatti sottoposta all'obbligo di presentazione, a giorni alterni, alla stazione dei carabinieri di Cesa, in provincia di Caserta. Un sistema che - secondo il pubblico ministero - le avrebbe consentito di partire per Torino e mettere a segno la rapina.

Bendoni ha chiamato a testimoniare anche una cliente che il 19 aprile si trovava in goielleria. "Erano le 9.30 - ha raccontato la donna dinanzi al giudice Roberto Arata - e stavo aspettando che le commesse si liberassero per completare l'acquisto. Ad un certo punto sono entrati una donna e un signore, solo quest'ultimo aveva il volto coperto. Ci ha detto di stare brave, che non sarebbe successo nulla, quindi ci ha fatto sedere per terra. La donna aveva una pistola in mano e stava affrontando le due commesse".

"A una di loro ha legato i polsi con del nastro", ha proseguito. "L'altra invece l'ha trascinata sul retro. L'ho vista in volto, una giovane donna sui 35-40 anni, snella, abiti scuri cosí come i capelli, lunghi e lisci. Non ricordo altro, temevo di non rivedere piú i miei parenti, dalla paura avevo dei conati di vomito".

Le due testimoni hanno riconosciuto l'imputata presente in aula, seduta accanto al legale difensore. La cliente ha peró precisato che il giorno della rapina "aveva il viso molto piú sottile e i capelli erano neri, non mogano come adesso".

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